'Ndrangheta e narcotraffico, la Dda chiede a 30 anni per imputato vibonese (NOMI)
La Direzione distrettuale antimafia conclude la requisitoria. Sul banco degli imputati presunti componenti di un'organizzazione accusata di traffico internazionale di droga, riciclaggio e detenzione di armi
La Direzione distrettuale antimafia di Milano ha formulato le richieste di condanna nel procedimento ordinario nato dall'inchiesta "Old Irons", che, secondo la ricostruzione della Procura, avrebbe portato alla luce una presunta organizzazione criminale armata, strutturata e gerarchicamente organizzata, operativa tra le province di Milano e Monza, con collegamenti in Calabria e rapporti anche oltre i confini nazionali.
La richiesta più severa riguarda Francesco Orazio Desiderato, 51 anni, originario del Vibonese ma residente da tempo in Lombardia, per il quale i pubblici ministeri hanno chiesto una condanna a 30 anni di reclusione. Secondo l'accusa, Desiderato avrebbe ricoperto un ruolo di vertice nell'organizzazione contestata. La stessa pena è stata richiesta anche per Massimiliano Crocco, 48 anni, ritenuto dalla Procura coinvolto nella gestione delle piazze di spaccio.
Per Alessandro Martone la Dda ha chiesto una condanna a 21 anni e 2 mesi, mentre per Pietro Valente la richiesta è di 18 anni e 3 mesi. Otto anni e sei mesi, infine, la pena richiesta nei confronti di Saverio Lo Mastro. Le richieste avanzate dalla pubblica accusa rappresentano la valutazione dell'impianto accusatorio e saranno ora sottoposte all'esame del collegio giudicante.
Secondo gli inquirenti, l'organizzazione avrebbe gestito un vasto traffico di sostanze stupefacenti, utilizzando canali di comunicazione criptati attraverso la piattaforma SkyECC per eludere le attività investigative. Le indagini ipotizzano la movimentazione di oltre una tonnellata di droga al mese, tra cocaina, hashish e marijuana, distribuita tra il 2020 e il gennaio 2024 e occultata anche all'interno di box auto e distributori di carburante.
La Procura contesta inoltre la disponibilità di armi da fuoco, ritenute funzionali alla protezione delle attività illecite e all'intimidazione. L'operazione aveva portato all'esecuzione di 12 arresti e 17 fermi da parte di Polizia di Stato e Carabinieri. Tra le contestazioni figurano, a vario titolo, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, detenzione illegale di armi, riciclaggio, autoriciclaggio e frodi fiscali attraverso l'utilizzo di presunte società cartiere. Nell'impianto accusatorio vengono inoltre ipotizzati collegamenti con il clan Mancuso di Limbadi.
Esaurita la requisitoria della Direzione distrettuale antimafia, il processo entra ora nella fase dedicata alle discussioni delle difese, rappresentate, tra gli altri, dagli avvocati Francesco Capria, Chiara Zanotti e Adriana Fiormonti, che contesteranno le accuse formulate dalla Procura. Al termine delle arringhe, il tribunale si ritirerà in camera di consiglio per emettere la sentenza, attesa dopo la pausa estiva.
Si ricorda che le richieste di condanna rappresentano la posizione della pubblica accusa e che tutti gli imputati devono considerarsi non colpevoli fino all'eventuale pronuncia definitiva di una sentenza di condanna.
