C’è anche la cosca Fiarè-Razionale-Gasparro di San Gregorio d’Ippona, nel Vibonese, tra le organizzazioni criminali che avrebbero beneficiato dei servizi offerti da una presunta banca clandestina scoperta dagli investigatori tra Prato e la Toscana. Un sistema finanziario sommerso che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato in grado di movimentare ogni anno somme comprese tra gli 80 e i 100 milioni di euro attraverso canali completamente sottratti ai controlli bancari.

L’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze e dalla Procura di Prato, ha portato alla luce una complessa rete di trasferimento di denaro utilizzata per gestire capitali provenienti da attività illecite, in particolare dal traffico internazionale di droga e da circuiti commerciali paralleli.

Secondo l’accusa, il sistema era gestito da un imprenditore di origine cinese considerato il punto di riferimento dell’intera organizzazione. Attraverso un meccanismo di compensazione finanziaria informale, il gruppo avrebbe consentito il trasferimento di ingenti somme senza la necessità di movimentare fisicamente il denaro, sfruttando anche flussi economici riconducibili al settore del pronto moda.

Tra i soggetti che avrebbero fatto ricorso a questo circuito figurano, oltre alla cosca vibonese, esponenti della criminalità pugliese, gruppi camorristici campani e organizzazioni albanesi attive nel narcotraffico. Gli investigatori ritengono che il sistema abbia rappresentato uno strumento particolarmente efficace per occultare l’origine dei fondi e favorire operazioni di riciclaggio su larga scala.

L’inchiesta ha consentito di ricostruire anni di attività e di individuare collegamenti tra diverse realtà criminali, italiane e straniere, accomunate dall’interesse a disporre di una rete finanziaria parallela capace di garantire anonimato e rapidità nelle transazioni.

Nel corso dell’operazione sono stati eseguiti numerosi provvedimenti cautelari e sequestrati beni per un valore complessivo di circa 60 milioni di euro. Gli investigatori evidenziano come il sistema scoperto rappresenti uno dei più rilevanti esempi recenti di integrazione tra criminalità organizzata tradizionale, traffici internazionali e circuiti economici sommersi.

Tra gli aspetti emersi dalle indagini vi è anche un filone dedicato al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, che avrebbe coinvolto una rete di soggetti incaricati di organizzare l’ingresso in Europa di cittadini cinesi attraverso rotte balcaniche, con destinazione finale diverse città italiane.