Nell'ordinanza di custodia cautelare del gip distrettuale per l'omicidio di Salvatore Battaglia e il tentato omicidio di Giovanni Zuliani a Piscopio emergono anche le dichiarazioni rese lo scorso ottobre dal nuovo collaboratore di giustizia Bartolomeo Arena, 43 anni di Vibo Valentia.

Le tensioni tra i Battaglia e i Felice. Il nuovo pentito dell'ndrangheta vibonese fornisce agli inquirenti elementi preziosi, spiega cosa - secondo quanto a lui riferito - è accaduto a Piscopio in quella calda settimana di fine settembre dedicata ai festeggiamenti di San Michele Arcangelo. Dopo la sparatoria Domenico Pardea, detto "Ranisi", uno degli esponenti di spicco dell'omonima famiglia di Vibo, si sarebbe recato da Michele Battaglia, lo zio di Salvatore, dal quale avrebbe appreso che a sparare sarebbe stato Antonio Felice, il figlio di Nazzareno Felice, alias "Il Capo". "La causa di questo delitto - sottolinea Arena - è da rinvenirsi in varie discussioni presso il circolo dei Felice tra quest'ultimo ed il gruppo di Salvatore Battaglia, costituito, tra gli altri, da Giovanni Zuliani e Michele Ripepi. A dire la verità vi erano ben più risalenti dissapori - aggiunge il nuovo pentito - tra i parenti dei suddetti soggetti e, in particolare, tra Nazzareno Felice (padre di Antonio) ed il gruppo di Rosario Battaglia e Rosario Fiorillo in quanto questi ultimi ritenevano che il Felice avesse collaborato con i Patania nell'esecuzione dell'agguato dal quale Rosario Fiorillo era riuscito fortuitamente a sfuggire. Sospetti che erano stati avvalorati anche dal fatto che, la sera dell'attentato fallito, al Fiorillo, il circolo dei Felice aveva chiuso prima dell'orario consueto". Da quel momento i rapporti tra i Felice e il gruppo Battaglia-Fiorillo sarebbero stati sempre tesi e Arena ricorda cosa gli avrebbe detto sul punto Francesco Antonio Pardea: "Mi confidò che nel carcere di Frosinone che Battaglia Rosario gli aveva detto che, non appena fosse uscito dal carcere, il primo da uccidere sarebbe stato proprio Felice Nazzareno".

La sparatoria. Arena racconta cosa avvenne quella notte tra il 27 e il 28 settembre a Piscopio. "Dopo l'ennesima discussione la sera della festa di San Michele, la situazione degenerò drasticamente. Felice Antonio prese la pistola (se non erro una calibro 9) e fece fuoco verso la macchina all'interno della quale si trovavano Battaglia Salvatore, Ripepi Michele e Zuliani e non so dire se anche una quarta persona. A mio avviso, i bersagli reali del Felice erano Zuliani e Ripepi in quanto costoro sono i soggetti più 'spinti' di quel gruppo. Da allora i Felice si sono allontanati da Piscopio temendo possibili ritorsioni". Arena racconta quindi delle parentele "importanti" dei Felice nella criminalità organizzata" con esponenti di primo piano dei clan di San Gregorio che avrebbero cercato di trovare una mediazione. "Tuttavia - aggiunge Bartolomeo Arena - so anche che i Battaglia non sono disposti ad accettare altra soluzione che non sia quella che vede Felice Antonio costituirsi e, poi, impiccarsi in carcere".

La cena al Mary Grace. Quanto al gruppo di Zuliani e Ripepi, Arena svela un altro retroscena: "Si tratta di soggetti che, ultimamente, stanno dando enorme fastidio in giro. Ad esempio in un'occasione dopo essere stati a cena presso il ristorante "Mary Grace" insieme ad un tale D'Angelo, si lamentavano del prezzo troppo alto del conto e si allontanavano. Sicché dopo essersi allontanati momentaneamente vi facevano ritorno con della pistola e minacciavano i proprietari del locale". La vicenda è stata al centro di un'indagine della Polizia che ha identificato e denunciato i protagonisti di questa storia. Il collaboratore di giustizia aggiunge: "Queste iniziative del gruppo di Zuliani e Ripepi erano dovute al fatto che dopo l'operazione Rimpiazzo (e soprattutto dopo l'arresto di Michele Fiorillo, alias Zarrillo) a Piscopio vi è un vuoto di potere che tali soggetti avevano intenzione di riempire".

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