Le promesse di dialogo si sono infrante contro la realtà di una disposizione di servizio che non lascia spazio a interpretazioni. Alle parole del neo commissario dell’Asp di Vibo Valentia, Angelo Vittorio Sestito, non sono seguiti i fatti. Nonostante le rassicurazioni fornite nell'ultimo incontro con i sindaci della provincia, la controversa delibera 176 dell'8 aprile 2026 è diventata operativa.

Nella giornata odierna, infatti, il Distretto Sanitario unico ha inviato ai medici una disposizione organizzativa che applica pedissequamente i dettami del piano di riorganizzazione firmato dalla Commissione straordinaria uscente guidata dal prefetto Gianfranco Tomao. Quello che doveva essere un provvedimento "congelato" in attesa di revisione, si è trasformato nel primo atto concreto di una razionalizzazione che, per i territori, significa solo una cosa: indebolimento dell’offerta sanitaria.

Il "dietrofront" che scotta

Solo pochi giorni fa, nell'aula della conferenza dei sindaci presieduta da Salvatore Fortunato Giordano, il clima sembrava volgere al sereno. Sestito, affiancato dal direttore sanitario Ilario Lazzaro, aveva garantito la nascita di un comitato ristretto per ridiscutere i tagli. L'obiettivo dichiarato era quello di superare i rigidi criteri chilometrici per analizzare dati più profondi: il numero reale di accessi e le croniche criticità della viabilità vibonese, specialmente nelle aree montane. Invece, il "regalo" d'addio dei commissari prefettizi — firmato nell'ultimo giorno di mandato — è stato scartato senza modifiche. La nuova rete prevede l'accorpamento di diverse postazioni di continuità assistenziale, servizi a giorni alterni per le comunità dell'entroterra e una drastica riduzione del presidio sanitario territoriale.

Sindaci sul piede di guerra

La reazione dei primi cittadini non si è fatta attendere. Quello che viene contestato è un metodo giudicato autoritario: un provvedimento calato dall'alto che smentisce gli impegni presi davanti a parlamentari, consiglieri regionali e rappresentanti sindacali dello Snami. "Ci era stato garantito che nessuna postazione sarebbe stata soppressa senza un confronto tecnico", spiegano alcuni amministratori locali. "Oggi scopriamo che la delibera 176 è viva e vegeta. È un atto di tradimento verso i territori".

Un territorio sguarnito

Mentre la politica discuteva, la burocrazia ha accelerato. L'attivazione della disposizione operativa rappresenta un colpo durissimo per la sanità di prossimità in una provincia già martoriata da carenze strutturali. Con la guardia medica ridotta ai minimi termini, il rischio concreto è un ulteriore sovraffollamento del pronto soccorso di Vibo Valentia, già al collasso.

I sindaci hanno già annunciato nuove forme di protesta e una battaglia legale che si preannuncia durissima. Il tempo della diplomazia sembra essere scaduto: la sanità vibonese torna a essere una trincea.