Rinascita, Mantella e la faida di Stefanaconi con la "catena" di omicidi
Si parla anche di omicidi nel maxi processo alla 'ndrangheta Rinascita Scott. Il pentito Andrea Mantella - ex boss vibonese, collaboratore di giustizia dal 2016 - nel corso delle udienze in cui è stato ascoltato ha infatti ricostruito la scia di sangue che ha macchiato il territorio di Sant'Onofrio e di Stefanaconi, nel Vibonese, dov'era attivo anche il clan dei Patania che "aveva un’amicizia storica con i Mancuso, in particolare si frequentavano con Pantaleone Mancuso alias ‘Scarpuni’”.
La minaccia con lumini e un mazzo di fiori.
Legato ai Patania da vincoli di parentela era Antonino Lopreiato, alias “Ninu u Murizzu”, che secondo il collaboratore di giustizia era un "tragediatore”: "Non vorrei offendere la memoria della persona, non è mia intenzione assolutamente - si affretta a precisare Mantella interrogato in videocollegamento con l’aula bunker di Lamezia Terme - lo uso perché è un lessico che si usa nella ‘ndrangheta, è un lessico che non mi appartiene più però per farvi capire devo per forza usare questo linguaggio”. Come mai un “tragediatore”? “Faceva il doppio gioco. Lopreiato era andato a mettere dei lumini e un mazzo di fiori sotto l’abitazione di un certo Facciolo - racconta il pentito - che era un parente dei Bonavota e in particolare di Domenico Cugliari alias ‘Micu i Mela’”. Su Sant’Onofrio, spiega, questo Lopreiato "aizzava i due cugini, che ora non ricordo come si chiamano, e praticamente hanno ripreso la questione della vecchia ruggine di quando c’era in atto la guerra di ‘ndrangheta degli anni ’90", e per questo "c’erano propositi omicidiari nei confronti di Antonino Lopreiato".
La ragazzina che "smanettava" con il telefono "salva" il padre.
Anche lo stesso Mantella era stato coinvolto per assassinare "Ninu u Murizzu". “Solo una volta - afferma - siamo riusciti a intercettarlo mentre era su una Panda in uso alla ‘ndrangheta”, ma in quell'occasione decisero di non sparare per via della presenza di una ragazzina: “All’interno della macchina - spiega - c’era la figlia che stava smanettando con il telefonino, e per questo non abbiamo sparato perchè altrimenti l’avremmo colpita”. Cambiano allora strategia e decidono di appostarsi “nei pressi dell'abitazione dove alle spalle passa anche l’arteria della tangenziale est tipo cantiere”. "Abbiamo fatto 10 metri di campagna - continua Mantella - e ci siamo appostati là più di una volta”, solo che "Lopreiato non usciva fuori la sera", altrimenti "l’avremmo colpito con dei fucili: usavamo sempre il Kalashnikov, lo usava in particolare Francesco Fortuna”.
L'uccisione rinviata per via dei "testimoni".
Anche in un'altra occasione Lopreiato non venne assassinato per via della presenza di altre persone. “Siamo tra il 2004 e il 2006 - racconta Mantella - e io ero latitante quando Lopreiato mise questi benedetti lumini con i fiori, una minaccia funebre fatta al signor Facciolo, e per questo fatto hanno fissato un appuntamento all’interno di un ovile. Lì si presentò Nino Lopreiato con uno dei fratelli Patania e, a quel punto, Domenico Cugliari voleva che non se ne andassero più da là. Intervenne però Domenico Bonavota che disse che, se li ammazzavano, avrebbero dovuto uccidere anche padre e figlio, i pastori, per non lasciare testimoni. L’hanno quindi lasciato andare, però poi l’hanno ucciso”.
L'omicidio di Lopreiato e le scimmiette di Salvatore Foti.
Lopreiato venne effettivamente assassinato, qualche anno dopo, anche perché - secondo quando afferma Mantella - "interessava pure a Emilio Bartolotta a causa del fatto che Antonino Lopreiato fece esplodere una bomba al suo panificio (di Bartolotta) che era a Moderata Durant (un quartiere di Vibo Valentia, ndr)”. È importante precisare che Emilio Bartolotta, non indagato né imputato in Rinascita Scott, è stato assolto lo scorso ottobre proprio nel processo per l’omicidio di Lopreiato (ne abbiamo parlato QUI). “Ho appreso la notizia della morte di Lopreiato mentre ero a Villa verde - ricorda ancora Mantella - cosa che in realtà mi aspettavo perché aveva i giorni contati. Era l’8 aprile 2008, lo ricordo perché per me è una data funesta perché è morto anche mio padre”. Lo stesso Lopreiato che, a sua volta, aveva ucciso - stando a quanto afferma il collaboratore di giustizia - anche Salvatore Foti, che “aveva in campagna delle scimmiette in una voliera particolare, e Lopreiato l’ha ammazzato” proprio attirandolo con una scusa legata a queste scimmiette.
La "persona per bene", il tradimento e l'omicidio di Michele Penna.
Prima di tirare le somme sulla scia di sangue, però, bisogna aggiungere un altro tassello: l’omicidio di Michele Penna, antecedente a quello di Foti e Lopreiato. “Era un assicuratore, impegnato in politica (segretario cittadino dell'Udc, ndr), lo conoscevo personalmente come una persona per bene. Poi - continua Mantella - sposò la figlia di Nicola Bartolotta, il vecchio capo ‘ndrangheta di Stefanaconi, e sinceramente visto che era un bel ragazzo si diceva che era stato ucciso per una questione di donne, anche se adesso non vorrei andare nell’intimità delle famiglie. E interessava in particolare modo a Domenico Cugliari questo comportamento scorretto del signor Michele Penna”. “Scorretto nei confronti di chi?” ha chiesto a quel punto il pm della Dda di Catanzaro Andrea Mancuso. “In particolare di Domenico Cugliari, alias ‘Micu i Mela’, perché era una parente. Si vociferava nel 2002 o 2003 che questo signor Penna aveva una relazione sentimentale con una cugina di Domenico Cugliari, che aveva il marito in carcere”. Subito dopo l’omicidio “si mette in moto la macchina della giustizia poco trasparente e si impegna il maresciallo di Sant’Onofrio, si impegna anche il prete di Stefanaconi, e interpellano vari esponenti più in vista a Stefanaconi tra cui lo stesso Antonino Lopreiato, per lo meno per avere indietro i resti dello sventurato”. E Antonino Lopreiato, a sua volta, “fece scomparire per lupara bianca Salvatore Foti, proprio per la questione di Penna, perché i due cugini foti - Andrea e Salvatore Foti - erano con Emilio Bartolotta, che era con Domenico Cugliari".
La "catena": il sangue versato tra lupara bianca e omicidi.
Ricapitolando: “La catena - tira le somme Andrea Mantella - è: il povero Penna ha la relazione sentimentale con la parente di Domenico Cugliari. A Domenico Cugliari era affiliato Emilio Bartolotta, a cui a sua volta era affiliato Salvatore Foti. E fanno sparire per lupara bianca questo ragazzo per bene”.
“Quindi Penna-Foti-Lopreiato, è questa è la sequenza tra lupara bianca (Penna e Foti) e omicidi (Lopreiato)?” chiede per sicurezza il pm della Dda. “Esattamente - risponde Mantella - è così”. Ricordiamo che per l'omicidio di Michele Penna sono stati condannati Andrea Foti e Emilio Bartolotta (ne abbiamo parlato QUI). Estraneo alle accuse, invece, Domenico Cugliari.
