corte-di-cassazione.jpg
corte-di-cassazione.jpg

La quinta sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la confisca dei beni per circa 22 milioni di euro e la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno della durata di cinque anni disposte nei confronti dell’imprenditore Giuseppe Borrelli. Gli ermellini hanno accolto il ricorso presentato dai difensori, disponendo la trasmissione degli atti alla Corte d’Appello di Catanzaro per un nuovo esame della vicenda.

Il procedimento aveva preso avvio da un’operazione congiunta della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza, che aveva portato al sequestro di beni e quote societarie per un valore complessivo di circa 22 milioni di euro, oltre a undici società con sedi tra Roma e la Calabria. Successivamente il Tribunale di Catanzaro, Sezione Misure di prevenzione, aveva disposto la confisca e applicato la misura della sorveglianza speciale, decisioni poi confermate in secondo grado.

Contro la pronuncia della Corte d’Appello era stato presentato ricorso in Cassazione dagli avvocati Francesco Iacopino e Guido Siciliano, che hanno contestato l’impianto delle misure di prevenzione, sostenendo l’assenza dei presupposti di pericolosità e la mancata dimostrazione di un collegamento concreto con contesti criminali.

Secondo la difesa, le valutazioni degli atti si sarebbero limitate a descrizioni generiche di contiguità con ambienti mafiosi, ritenute non sufficienti a giustificare l’ablazione patrimoniale. È stata inoltre richiamata la compatibilità tra i redditi leciti e il patrimonio sequestrato, supportata da consulenze tecniche.

Con l’annullamento disposto dalla Suprema Corte, la vicenda torna ora all’esame della Corte d’Appello di Catanzaro in diversa composizione, che dovrà rivalutare il caso alla luce dei principi di diritto indicati dagli ermellini.