Le prime rivelazioni del neo-collaboratore di giustizia: "Scrugli doveva essere ucciso in ospedale e per l'omicidio Fortuna mi hanno dato 2 mila euro da portare al killer a Gallico"

di MIMMO FAMULARO

Sta riempiendo pagine e pagine di verbali il nuovo pentito della 'ndrangheta vibonese Nicola Figliuzzi. Tremano i clan e i colletti bianchi perchè il collaboratore di giustizia originario di Gerocarne ma residente a Pizzoni è in grado di svelare i retroscena di ben due faide: quella tra i Patania di Stefanaconi e i Piscopisani e quella delle Preserre tra gli Emanuele e i Loielo. Le prime otto sono state depositate al processo d'Appello in Corte d'Assise scaturito dall'operazione “Gringia” ed entrate ufficialmente nella disponibilità delle difese. Otto pagine di verbale con diversi omissis a coprire parte delle dichiarazioni fornite agli inquirenti dal 27enne di Gerocarne, arrestato due settimane fa per l'omicidio di Giuseppe Canale commesso il 12 agosto del 2011 a Gallico. Figliuzzi ha deciso di saltare il fosso e di iniziare a collaborare con i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro lo scorso 15 novembre e a raccogliere le sue prime dichiarazioni nel carcere di Vibo c'erano il procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri e il sostituto procuratore Andrea Mancuso. “Intendo cambiare vita e la decisione che ho preso – ha affermato il neo pentito – è per mia moglie e per le mie figlie e proprio per questo intendo collaborare con la giustizia”.

Salvatore Callea

Il rapporto con il “reclutatore” dei killer. Una delle novità che emerge dai primi racconti riguarda il rapporto tra Figliuzzi e Salvatore Callea, l'uomo che ha reclutato i killer macedoni durante la faida tra i Patania di Stefanaconi e i Piscopisani. Dice di averlo conosciuto a Castellace quando lavorava come taglialegna. “Callea mi invitò a Canino, vicino Roma, in provincia di Viterbo per fare un danneggiamento perché c'era un soggetto che gli dava dei problemi, gli mandava sempre i carabinieri in un bar che Salvatore Callea o la moglie avevano lì a Canino”. Callea sarebbe stato anche colui che nell'estate del 2011 assoldò Nicola Figliuzzi e Cristian Loielo per uccidere a Gallico Giuseppe Canale. Di questo nei verbali non si fa menzione. Il neo-pentito ricostruisce per grandi linee gli omicidi e i tentati omicidi che hanno insanguinato il Vibonese a cavallo tra il 2011 ed il 2012. Secondo quanto Figliuzzi riferisce ai magistrati della Dda di Catanzaro sarebbe stato proprio lui a mettere in contatto i Patania con i killer dell'Est Vasvi Beluli e Arben Ibrahimi per il tramite di Salvatore Callea. “Ho detto ai Patania – mette a verbale – che vi erano dei soggetti stranieri che sarebbero stati disponibili per farlo e che non avevano paura di essere eventualmente ripresi da eventuali telecamere”.

L'omicidio di Nato Patania e la “caccia” a Scrugli. Per ciò che riguarda la faida con i Piscopisani, il racconto di Figliuzzi parte dall'agguato costato la vita al boss Fortunato Patania. Siamo nel settembre del 2011 e il 27enne di Gerocarne si trova a Milano dove fa il fruttivendolo. “Dopo questo omicidio – rivela – io sono rientrato e ho incontrato Daniele Bono e Cristian Loielo. Con loro eravamo amici di vecchia data ed in quel periodo eravamo sempre insieme. Bono veniva contattato da Salvatore Patania affinché trovasse qualcuno per vendicare la morte del padre ed il Bono gli faceva il mio nome”. Figliuzzi parla quindi dell'omicidio con i fratelli Salvatore, Saverio, Giuseppe, Bruno e Nazzareno Patania. “Gli incontri – aggiunge – li facevano presso il garage di Salvatore Patania ed erano sempre presenti i figli di Fortunato Patania, nonché Andrea Patania, Francesco Lopreiato, Alessandro Bartolotta, Cristian Loielo, Daniele Bono e tante volte Giovan Battista Bartolotta padre”. I Patania avrebbero promesso il pagamento di 10mila euro per l'omicidio di Francesco Scrugli, da loro ritenuto come il killer che ha materialmente ucciso il padre. Le armi sarebbero state procurate da Salvatore Patania (un kalashnikov e una pistola) e nascoste da Bono e Figliuzzi in un borsone all'interno di una siepe lungo la strada per Vibo Pizzo. Inizia così la “caccia” a Francesco Scrugli e il salto di qualità arriva dopo il reclutamento dei killer macedoni i quali sbarcano a Vibo nel febbraio del 2012.

Francesco Scrugli

"Volevano uccidere Francesco Scrugli in ospedale". Il primo agguato (fallito) risale proprio a quelle settimane. Secondo quanto racconta Figliuzzi, nel corso di un sopralluogo Salvatore Callea e Daniele Bono notano un immobile di fronte all'abitazione di Scrugli che poteva essere utile per l'attentato. I killer dell'est però riferiscono di non poter sparare con un kalashnikov. Serve una carabina con cannocchiale di precisione. “La carabina – dichiara il neo-pentito – l'andavamo a prendere io, Bono e Saverio Patania dal boss Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni” a Nicotera Marina”. Figliuzzi aggiunge poi di aver atteso in auto con Bono l'arrivo di Nunzio Manuel Callà, luogotenente di Mancuso, conosciuto proprio in quel frangente. Insieme a Saverio Patania e a Daniele Bono si sono recati a prendere la carabina poi trasportata a casa di Salvatore Patania. “L'omicidio Scrugli – afferma Figliuzzi – interessava anche a Pantaleone Mancuso, cosi come mi diceva Saverio Patania in più occasioni durante le riunioni a casa dei Patania”. A Nicotera Marina Figliuzzi e Saverio Patania si sarebbero recati anche dopo il fallito agguato a Scrugli. “Io sapevo – dichiara – che stavamo andando dal Mancuso a discutere dell'omicidio di Scrugli perché in auto ne avevamo parlato con Saverio Patania. Ricordo anche che con Scarpuni, Saverio Patania discuteva di finire l'omicidio durante il ricovero in ospedale dello Scrugli. Per fare ciò i Patania dovevano trovare una pistola con il silenziatore”.

Vibo Marina omicidio ScrugliLa lista delle persone da uccidere. Secondo quanto dichiarato dal neo-pentito ad ammazzare Scrugli nel marzo del 2012, un mese dopo il tentato omicidio, furono Uras e Ibrahimi. Uno degli obiettivi era Sarino Battaglia che quella sera rimase ferito insieme a Raffaele Moscato, esponente di spicco dei Piscopisani, oggi collaboratore di giustizia. “I Patania – dice Figliuzzi – avevano una lista di soggetti che volevano eliminare che iniziava con Scrugli in quanto esecutore materiale dell'omicidio del padre e poi con altri soggetti ritenuti dei Piscopisani. Anche Francesco Calafati, Franco Meddis dovevano essere eliminati perché i Patania li ritenevano far parte del clan Emilio Bartolotta e quindi a loro contrapposti. L'omicidio di Battaglia era già deciso, sin da quando abbiamo tentato di uccidere Scrugli. Di qualsiasi cosa avevano bisogno i Patania si rivolgevano a Pantaleone Mancuso detto Scarpuni”.

Il tentato omicidio di Calafati. Figliuzzi si accusa del fallito agguato a Franco Calafati avvenuto nello stesso giorno in cui un altro commando assoldato dai Patania entra in azione a Vibo Marina uccidendo Francesco Scrugli e ferendo Sarino Battaglia e Raffaele Moscato. “Del tentato omicidio di Calafati siamo stati autori – afferma – io e Salvatore Callea. Delle armi utilizzate una pistola era stata data dai fratelli di Fortunato Patania, ossia Pino e Salvatore Patania, anche se a me la pistola me la consegnò solo Pino. Loro non sapevano che la pistola ci sarebbe servita per quell'omicidio specifico. In particolare era Salvatore Patania, figlio di Fortunato, a richiedere l'arma allo zio”. Secondo quanto riferito dal collaboratore di giustizia, gli appostamenti per l'omicidio di Calafati li fecero Giovan Battista Bartolotta padre, Pino Patania e Daniele Bono.

Omicidio Fortuna

L'omicidio in spiaggia a Vibo Marina. Figliuzzi accusa poi Sebastiano Malavenda e Vasvi Beluli dell'agguato che costò la vita a Davide Fortuna, ucciso in spiaggia a Vibo Marina davanti ai bagnanti il 6 luglio del 2012. A reclutare Malavenda sarebbe stato Salvatore Callea. “Dopo l'omicidio – aggiunge – Giuseppe e Salvatore Patania mi hanno dato duemila euro da portare a Gallico per Malavenda. La sera prima dell'omicidio io e Bono siamo andati a prendere Malavenda all'uscita dell'autostrada e lo abbiamo portato a casa a Pizzo dove ha dormito con noi”. Figliuzzi riferisce quindi che a ritrovare e a segnalare sia Scrugli che Fortuna ai Patania al fine di farli uccidere sarebbero state due persone indicate in Giuseppe Comito e Francesco Alessandria. “Comito – aggiunge – era un uomo di Scarpuni. Lui non faceva parte dei Patania ma li aiutava perché Scarpuni gli aveva detto di fare così. Credo che anche Alessandria fosse vicino a Scarpuni perché andava spesso da lui. Però credo che Alessandria faccia parte dei Loielo”.

Omicidio Giuseppe-MatinaL'omicidio Matina. Tra un omissis ed un altro, il racconto di Figliuzzi si chiude con l'omicidio di Giuseppe Matina, detto Gringia, marito di Loredana Patania, oggi collaboratrice di giustizia. “E' stato fatto da Arben Ibrahimi e Cristian Loielo mentre il recupero è stato fatto da Andrea Patania e Francesco Lopreiato, soprannominato “u killer” o “orecchie di lepre”. I fratelli Patania hanno deliberato l'omicidio”. Per quanto riguarda il tentato omicidio di Francesco Meddis, avvenuto nel giugno del 2012, pochi giorni prima dell'agguato a Davide Fortuna, nel garage accanto alla casa di Giuseppina Iacopetta, Figliuzzi indica come mandanti i Patania, come movente la sua appartenenza alla cosca Bartolotta e come esecutore materiale Vasvi Beluli.

Iacopetta

La sete di vendetta della vedova. Dai verbali emerge che le decisioni per gli omicidi venivano assunte dai fratelli Patania e che la vedova di Fortunato Patania, Giuseppina Iacopetta era al corrente di tutto. “Lei – riferisce Figliuzzi riferendosi alla mamma dei fratelli Patania - voleva a tutti i costi che Francesco Scrugli morisse in quanto ritenuto, come le dicevano i figli, autore materiale dell'omicidio del marito. Lei diceva ai figli: 'Quello che si deve fare si deve fare, l'importante è che lui deve morire'. A questi dialoghi assistevo in prima persona”.

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