Un apiario della provincia di Vibo Valentia è finito al centro di un caso che sta facendo preoccupare il mondo dell'apicoltura italiana. A Gaeta, in località Pontone, è stata infatti accertata la presenza di Aethina tumida, il cosiddetto "coleottero degli alveari", uno dei parassiti più temuti dagli apicoltori per la sua capacità di distruggere intere colonie di api e compromettere la produzione di miele.

L'allarme è scattato dopo che i servizi veterinari hanno individuato alcuni insetti sospetti all'interno di un apiario del territorio pontino. Gli accertamenti effettuati dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana hanno poi confermato la presenza del parassita attraverso analisi al microscopio ottico.

Secondo quanto ricostruito nel provvedimento emanato dal Ministero della Salute, l'arnia da cui sarebbe partita l'infestazione proveniva da un apiario situato nella provincia di Vibo Valentia e sarebbe stata trasferita nel Lazio il 31 maggio senza il rispetto delle norme che regolano la movimentazione degli alveari. Già il 2 giugno il Servizio veterinario della Asl di Latina era stato allertato per la presenza di esemplari sospetti.

Restrizioni immediate e controlli su vasta scala

La scoperta ha fatto scattare immediatamente le procedure previste dal Piano nazionale di sorveglianza per Aethina tumida. Le autorità sanitarie hanno istituito una zona di protezione di 20 chilometri attorno al focolaio, bloccando la movimentazione di api, bombi e materiali potenzialmente contaminati.

Tra i comuni interessati dalle restrizioni figurano Gaeta, Formia, Fondi, Minturno, Itri, Sperlonga, Monte San Biagio, Campodimele, Lenola, Spigno Saturnia, Santi Cosma e Damiano e altri centri ricadenti nell'area di sorveglianza.

L'obiettivo è impedire che il parassita possa diffondersi ulteriormente attraverso lo spostamento di arnie e materiale apistico.

Un nemico silenzioso delle api

Originario dell'Africa subsahariana, l'Aethina tumida è considerato una delle principali minacce per l'apicoltura mondiale. In Italia il primo focolaio fu individuato proprio in Calabria nel settembre del 2014 e da allora il territorio regionale è sottoposto a costanti attività di monitoraggio.

Il coleottero, di pochi millimetri, risulta particolarmente pericoloso nella fase larvale. Le larve si nutrono infatti di miele, polline e covata, scavano gallerie nei favi e contaminano il miele con le proprie deiezioni. Le conseguenze possono essere devastanti: fermentazione del miele, distruzione degli alveari e abbandono delle colonie da parte delle api.

Le condizioni climatiche miti e umide delle aree costiere favoriscono inoltre il completamento del ciclo biologico dell'insetto, aumentando il rischio di diffusione.

Nessun rischio per l'uomo, ma danni pesanti per il settore

Le autorità sanitarie precisano che il parassita non rappresenta alcun pericolo per la salute umana. Le conseguenze ricadono però direttamente sul comparto apistico, già alle prese con gli effetti dei cambiamenti climatici, la riduzione della biodiversità e il calo delle produzioni.

Per questo motivo il Ministero della Salute richiama gli apicoltori al rigoroso rispetto delle norme sulla movimentazione degli alveari, considerate il principale strumento per prevenire nuovi focolai. Secondo gli esperti, infatti, la diffusione naturale del coleottero è relativamente lenta; il vero rischio è rappresentato dagli spostamenti non autorizzati di arnie infette, capaci di trasportare il parassita per centinaia di chilometri in poche ore.

Il caso di Gaeta, che riporta al centro dell'attenzione un apiario della provincia di Vibo Valentia, conferma quanto il rispetto delle regole sanitarie sia determinante per proteggere un settore strategico per l'agricoltura e per la tutela degli ecosistemi.