Omicidio Colloca nel Vibonese, otto indagati. Ci sono anche moglie e figlio della vittima
Clamorosa svolta nelle indagini sulla morte dell'infermiere ad oltre sette anni dalla tragedia. La Procura di Vibo ha chiuso finalmente le indagini
Nemmeno due giorni addietro la notizia dell'iscrizione del padre, che da anni chiede giustizia per la morte del figlio, nel registro degli indagati. Ora la possibile svolta nell'omicidio di Nicola Colloca, l'infermiere dell'ospedale di Vibo, trovato carbonizzato nella sua auto oltre sette anni addietro. La Procura di Vibo ha infatti chiuso le indagini preliminari nei confronti di 8 indagati.
Nomi. Devono rispondere di concorso in omicidio e distruzione di cadavere: Caterina Gentile, 48 anni, moglie della vittima; Luciano Colloca, 26 anni, figlio dell'infermiere; Caterina Magro, 41 anni, nata a Vibo, ma residente a Terni; Michele Rumbolà, 62 anni, di Vibo; Nicola Gentile, 54 anni, di Vibo e Domenico Gentile, 42 anni, di Arena, cognati di Nicola Colloca. Favoreggiamento è il reato ipotizzato invece nei confronti di Domenico Antonio Lentini, 56 anni, e di sua moglie Romanina D'Aguì, 52 anni, entrambi di Vibo Valentia.
L'omicidio. Nicola Colloca sarebbe stato ucciso con un corpo contundente in testa che ha provocato "un trauma cranico cranico contusivo e fratturativo sulla porzione sinistra della volta cranica, tra da produrrei conseguenze encefaliche ed emorragiche". Il cadavere dell'infermiere venne ritrovato in una pineta tra Pizzo e Sant'Onofrio nel settembre del 2010 all'interno della sua auto un Opel Corsa completamente distrutta dalle fiamme. Da qui l'ipotesi di distruzione di cadavere contestata a sei degli otto indagati, in pratica ai suoi più stretti congiunti: moglie, figlio e cognati. L'ipotesi degli inquirenti è ormai chiara: Nicola Colloca sarebbe stato colpito con un oggetto, caricato a bordo della sua auto e bruciato ancor prima della morte causata dall’emorraggia alla testa mentre l’incendio divampava.
Il movente. Ma perché Nicola Colloca è stato ucciso? Secondo gli inquirenti l'omicidio dell'infermiere sarebbe maturato in ambito familiare e sarebbe da ricondurre a motivi di carattere economico, in particolare a questioni legati all'eredità di circa 200 mila euro, i risparmi accumulati in una vita dall'infermiere.
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