Sette anni fa il delitto Colloca a Vibo, il padre chiedeva giustizia e ora è indagato

Il padre dell’infermiere brutalmente ucciso nel 2010 indagato per diffamazione e rivelazione di atti di ufficio

Un figlio ucciso e dato alle fiamme. Non solo un caso, per lui. Padre che da quel giorno non ha più trovato pace. Chiede giustizia, infatti, Antonio Colloca, 77 anni di Vena Superiore, frazione di Vibo Valentia. La chiede per suo figlio Nicola, infermiere del Suem 118, 49enne, colpito, forse mortalmente e, poi, dato alle fiamme all’interno della sua macchina sette anni fa in località Gutumara tra Sant’Onofrio e Pizzo. Quel settembre morì Nicola, ma anche la vita del papà Antonio si fermò. Da allora non si arrende, chiede giustizia e verità, però, oggi, si trova indagato per diffamazione e per rivelazione di atti di ufficio. Una “beffa” per lui, 77enne che ancora piange il figlio, “una morte assurda” e che ora si trova a doversi difendere, ma la sua richiesta non cambia “voglio verità e giustizia”.

Le indagini. Ha disposto ulteriori accertamenti il gip del Tribunale di Vibo che non ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata dal pm e dall’avv. Francesca Colloca. Si intende, quindi, andare fino in fondo per capire dove Colloca abbia avuto informazioni – che erano coperte dal segreto investigativo – sulla morte del figlio. “Informazioni che erano contenute nel fascicolo – spiega Colloca – a cui abbiamo avuto accesso con istanza depositata” così come ricorda che i sopralluoghi del Ris “e altre attività – aggiunge – sono state fatte in nostra presenza”.

La speranza. Sperava che si stesse giungendo, dopo le attività dello scorso anno, ad una svolta, il pensionato. “Avevamo capito – sottolinea – che il cerchio sulla morte di Nicola si stesse chiudendo ma niente, e così chi ha ucciso mio figlio è libero”. Invoca giustizia, insomma. Non si stanca di ripetere questo Antonio Colloca “oggi invece sono io a dovermi difendere in un procedimento penale, mentre gli assassini che dovrebbero stare in carcere sono liberi”. Non si ferma, però, “devo stare zitto?” si domanda. “Devo – prosegue – fare cadere nel dimenticatoio la morte di mio figlio?”. Domande retoriche, perché lui, che è un padre, non si arrende. La sua vita si è fermato quel tragico settembre di 7 anni fa. E pretende giustizia e verità.

La vicenda. Si era allontanato da casa il 24 settembre 2010 Nicola Colloca, dopo una discussione con la moglie; la denuncia della sua scomparsa era stata subito presentata, ma dopo due giorni era stato ritrovato il suo corpo carbonizzato. In un primo momento, era stato ipotizzato il suicidio, poi nel 2014 a seguito di ulteriori indagini era stato accertato che era stato colpito alla testa, forse mortalmente, caricato sull’auto e dato alle fiamme.