'Ndrangheta a Vibo, il pentito Arena: "Fiorillo non si fidava di Moscato e voleva ucciderlo"
Il verbale è un po' datato. RIsale al 3 aprile 2020. Si tratta di un interrogatorio fiume durato oltre dieci ore effettuato con collegamenti in videoconferenza necessari in tempo di emergenza Coronavirus. A rispondere alle domande del sostituto procuratore antimafia Andrea Mancuso e degli investigatori delle Squadre Mobili di Vibo e Catanzaro è Bartolomeo Arena, il giovane collaboratore di giustizia che sta facendo tremare le "nuove leve" della 'ndrangheta vibonese. Ventuno pagine che vanno a potenziare l'impianto accusatorio dell'inchiesta sfociata nell'operazione "Rimpiazzo" contro il clan dei Piscopisani per il quale la Dda di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri ha chiesto il processo per 57 indagati tutti in attesa della decisione del gup. E' di loro che Arena parla tracciando il profilo dei capi e dei gregari, svelando retroscena e ricostruendo i nuovi equilibri all'interno del gruppo dopo la faida con i Patania di Stefanaconi e i numerosi arresti che hanno decapitato il Locale di Piscopio. "I vertici - precisa Bartolomeo Arena - erano i Fiorillo, Battaglia, Galati, nelle persone in particolare di Battaglia Rosario, detto Sarino, Rosario Fiorillo detto Pulcino, Fiorillo Nazzareno detto u tartaru, Galati Giuseppe detto Pinu u ragioniere e Fiorillo Michele detto Zarrillo". Il pentito utilizza l'imperfetto e chiarisce che il Locale era attivo oltreché a Piscopio anche a Porto Salvo, Vibo Marina e Longobardi, alleato con i Tripodi-Mantino, i Bonavota, il gruppo Mantella, gli Emanuele delle Preserre vibonesi, il gruppo di Saverio Razionale di San Gregorio d'Ippona, quello di Emilio Antonio Bartolotta a Stefanaconi. "Di converso - aggiunge - i Piscopisani avevano rapporti di conflittualità con i Mancuso e, in particolare, con Mancuso Pantaleone detto 'Scarpuni'".
Il ruolo di "Zarrillo". Figura centrale, soprattutto dopo gli arresti di Sarino Battaglia e Rosario Fiorillo, sarebbe quella di Michele Fiorillo, alias "Zarrillo" che Bartolomeo Arena indica come il vero "personaggio" di Piscopio. Lo dipinge come un "soggetto in grado di usare sia le armi che la testa", ben visto dal gruppo di San Gregorio ("soprattutto da Saverio Razionale e dal cugino Gregorio Giofrè), con moltissime amicizie nel Reggino ("in particolare con i Pelle 'Gambazza'), gli Alvaro, gli Aquino ed i Commisso". "So - aggiunge Arena - che nel corso di un matrimonio a Michele Fiorillo veniva conferita una dote (se non erro la Santa) da parte dei Pelle 'Gambazza'". Una circostanza appresa dal cugino del pentito, Francesco Antonio Pardea, il quale era stato detenuto con Rosario Battaglia. "So che Fiorillo - sostiene il collaboratore di giustizia - finanziava i Pugliese-Cassarola per l'attività usuraia". Lo stesso "Zarrillo" - secondo quanto riferito da Arena - sarebbe in ottimi rapporti con Salvatore Morelli, alias "L'americano", ritenuto uno dei capi della 'ndrina dei "Pardea-Ranisi".
Sarino Battaglia e quell'incontro in carcere. Nelle oltre dieci ore di interrogatorio, Arena svela retroscena inediti. Come quello raccontatogli da Francesco Antonio Pardea che conferma il legame dei Piscopisani con San Luca e, più precisamente, con i Pelle 'Gambazza'. "Un giorno mentre si trovavano entrambi reclusi (Pardea e Battaglia n.d.r.) presso la Casa Circondariale di Frosinone, nel momento della cosiddetta 'socialità' i due incontravano tale Pizzata Francesco (Ciccio) e Pardea presentava quest'ultimo al Battaglia come 'amico di San Luca' (lasciando intendere che si trattava di uno 'ndranghetista). A quel punto Battaglia Rosario informava il Pizzata di essere legatissimo ai Pelle-Gambazza. A quelle parole - racconta Arena - Pizzata replicava che il Battaglia era legato con i più 'sbirri' della criminalità organizzata, in quanto si trattava di una famiglia che faceva da confidente per i servizi segreti. Da allora Pizzata non ha più voluto incontrare Battaglia Rosario".
Rosario Fiorillo e il tentato omicidio di Moscato. Arena si sofferma anche sul ruolo di Rosario Fiorillo, alias Pulcino definito come "il più sanguinario dei Piscopisani, attratto dalla vista del sangue, pronto ad azioni violente ed efferate". Lo indica come componente della Società Maggiore e lo accusa, tra le altre cose, di essere il mandante dell'omicidio di Fortunato Patania e come l'esecutore materiale dell'omicidio De Pietro. "Nel Locale di Piscopio - aggiunge - i due cugini Battaglia e Fiorillo viaggiavano di pari passo e, insieme a Fiorillo Michele, zarrillo, Galati Giuseppe e Fiorillo Nazzareno, assumevano le decisioni principali". Fin qui nulla di inedito. Ciò che emerge nel corso del racconto di Bartolomeo Arena è un particolare che confermerebbe l'indole violenta di "Pulcino". Il pentito svela che Rosario Fiorillo non si fidava di Raffaele Moscato (ex azionista dei Piscopisani, oggi collaboratore di giustizia) tanto da volerlo uccidere. Un altro retroscena appreso da Pardea e raccontato agli inquirenti: "Il Fiorillo si recava a Bologna dove Moscato si trovava agli arresti domiciliari (o comunque sottoposto ad altra misura restrittiva) per consumare l'omicidio. L'attentato tuttavia non andava a segno in quanto il Moscato non apriva la porta e non lasciava entrare a casa sua il Fiorillo". E mentre Pulcino non sopportava Moscato, Battaglia era invece legatissimo a quest'ultimo. "Ricordo - aggiunge in un altro passo del verbale Bartolomeo Arena - che durante una riunione tra uomini d'onore a Piscopio Battaglia si presentò con il Moscato e tutti i presenti invitarono il Moscato ad uscire dalla stanza. A quel punto, però, Battaglia Rosario disse che, ove Moscato fosse stato costretto ad andare via, allora sarebbe andato via anche lui. Così restarono entrambi e presero entrambi parte a quella riunione". Anche questo episodio - come altri - è stato raccontato a Bartolomeo Arena da Francesco Antonio Pardea che, a sua volta, lo avrebbe saputo da Morelli.
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