Bimbo tunisino preso a calci a Cosenza, l'aggressore è il fratello di un pentito
E’ il fratello di un pentito di camorra che si trovava in un luogo protetto del cosentino, l'uomo che a Cosenza ha dato un calcio ad un bambino di origini marocchine perché si era avvicinato alla figlia neonata in carrozzina. L’uomo e la moglie, entrambi denunciati per lesioni personali aggravate, sono stati immediatamente allontanati dalla Calabria e trasferiti in altra località protetta.
La condanna. "Davanti ad un gesto tanto violento c'è da andare oltre il raccapriccio e domandarsi se gente così sia in grado di adempiere ai proprio dovrei di responsabilità genitoriale". E’ quanto afferma Antonio Marziale, garante per l'Infanzia e l’adolescenza della Regione Calabria su quanto accaduto a Cosenza. "La società che viviamo - prosegue - è assuefatta, purtroppo, alla violenza quotidiana e l’incedere delle notizie alla velocità della luce ci fa passare, come automi, alla notizia successiva, che magari è di gossip. Invece, dovremmo fermarci al cospetto della violenza contro i bambini, dovremmo riflettere e far sentire forte il nostro stigma, perché ci ascoltino le persone di prossimità. Così si costruisce la cultura della tutela dei minori. Così come la legge dovrebbe non concedere attenuanti di sorta a simili violenti. Chi tocca un bambino per fargli del male non deve godere di alcun beneficio, di alcuno
sconto. A questa persona indirizzo il mio più sentito disprezzo, pensando al piccolino di cui è padre, che idealmente accarezzo facendogli gli auguri per una vita lontana da situazioni come quelle generate dal suo genitore".
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