I carabinieri delle Compagnie di Vibo Valentia e Serra San Bruno hanno eseguito due ordini di carcerazione emessi dalla Procura generale di Reggio Calabria dopo che la Cassazione venerdì scorso ha reso definitive diverse condanne scaturite dal processo in abbreviato nato dall'operazione antimafia denominata "Crimine", scattata nel luglio 2010 ad opera della Dda di Reggio. Nel carcere di Vibo Valentia sono stati condotti Salvatore Giuseppe Galati, 52 anni, detto "Pino", di Piscopio (frazione di Vibo Valentia), e Damiano Tassone, 30 anni, di Cassari di Nardodipace. Entrambi sono stati condannati a 4 anni ed 8 mesi di reclusione per il reato di associazione mafiosa e devono ancora scontare qualche mese di reclusione.

Giuseppe Salvatore Galati

Salvatore Giuseppe Galati (in foto a sinistra) secondo l’accusa avrebbe partecipato al matrimonio di Elisa Pelle, figlia del boss Giuseppe, detto “Gambazza”, di San Luca. La carica di “santista”, secondo gli inquirenti, sarebbe però stata attribuita a Salvatore Giuseppe Galati in occasione del matrimonio dell’allora 26enne Michele Fiorillo di Piscopio (che ha scelto il rito ordinario), al quale avrebbero partecipato “personaggi” del calibro di Giuseppe Commisso di Siderno e Rocco Aquino, oltre a rappresentanti delle “famiglie” Pelle e Giorgi di San Luca. Dagli atti emerge che per Salvatore Giuseppe Galati sarebbe stato pronto anche il conferimento della carica di “Padrino” in occasione di un altro incontro – organizzato appositamente – nella casa di Giuseppe Pelle. Tutto sarebbe però stato rinviato. Per l’accusa ed ora la sentenza definitiva, Salvatore Giuseppe Galati il 13 febbraio 2010 avrebbe inoltre preso parte ad un summit di ‘ndrangheta a Bovalino.

Damiano Tassone

Damiano Tassone (in foto a sinistra), 30 anni, condannato a 4 anni e 8 mesi per associazione mafiosa, viene invece indicatocome un “partecipe attivo del “locale” di Cassari di Nardodipace” ed avrebbe assicurato – secondo l’accusa ed ora la sentenza – la comunicazione fra gli associati, agendo sotto le direttive dello zio Rocco Tassone per il quale il processo è ancora in corso con il rito ordinario. I Tassone, inoltre, avrebbero mantenuto solidi legami con Giuseppe Commisso, a capo della struttura di ‘ndrangheta denominata “Provincia”, tanto che Damiano Tassone – per come emerge dalle intercettazioni ambientali – sarebbe andato a trovare il boss della Jonica reggina nella sua lavanderia “Apegreen” di Siderno per chiedergli consigli dopo alcuni contrasti avuti con lo zio, Rocco Tassone, a causa di un mancato saluto ad alcuni “personaggi” di Fabrizia che stavano festeggiando una ricorrenza in un ristorante di Cassari. (g.b.)

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