Detenuto muore in Calabria,la Procura apre un fascicolo
Sotto la lente degli inquirenti i protocolli d’emergenza e il registro delle presenze mediche
Si infittisce il mistero intorno alla drammatica scomparsa avvenuta tra le mura del carcere "Sergio Cosmai" di Cosenza. Quello che inizialmente sembrava un decesso per cause naturali sta assumendo, ora dopo ora, i contorni di un possibile caso di malasanità e negligenza amministrativa. La notte tra domenica e lunedì scorso ha segnato un punto di non ritorno per la gestione della struttura di via Popilia, finita al centro di una bufera mediatica e giudiziaria che non accenna a placarsi.
A sollevare i dubbi più pesanti è stata Emilia Corea, garante dei diritti dei detenuti, la cui nota ufficiale ha agito da detonatore. "Non possiamo permettere che il diritto alla salute si fermi davanti alle sbarre", ha dichiarato Corea, sottolineando come diverse segnalazioni interne indichino anomalie gravi nella catena del soccorso. Secondo le prime ricostruzioni, il detenuto non sarebbe spirato all'istante, ma avrebbe attraversato un'agonia prolungata durante la quale l'assistenza medica sarebbe risultata, a dir poco, frammentaria.
Il nodo centrale della vicenda riguarda la presenza effettiva del medico di guardia e la rapidità d'intervento del personale sanitario interno. Fonti vicine all'ambiente penitenziario suggeriscono che i tempi di reazione potrebbero essere stati dilatati da una carenza organizzativa cronica, già più volte denunciata in passato. La Camera Penale si è immediatamente unita al coro di protesta, chiedendo che l'autorità giudiziaria non si limiti a una constatazione superficiale ma disponga un'autopsia approfondita.
I penalisti cosentini pongono interrogativi cruciali: il medico era presente in reparto al momento dell'emergenza? Sono stati attivati correttamente i protocolli di rianimazione? La direzione del carcere, per il momento, mantiene il massimo riserbo, ma la pressione esterna è fortissima. Si attende ora la decisione del magistrato di turno circa il sequestro delle cartelle cliniche e dei registri di accesso all'infermeria.
In un clima di crescente tensione, la città intera attende di sapere se quella morte potesse essere evitata. La dignità umana, citata con forza nella nota della Garante, torna a essere il tema centrale di un dibattito che investe non solo il sistema carcerario calabrese, ma l'intero assetto dell'assistenza sanitaria nelle istituzioni totali. Le prossime ore saranno decisive per stabilire eventuali responsabilità penali e per restituire un briciolo di verità a una famiglia distrutta dal dolore.
