Il consigliere comunale Stefano Luciano, che da diverso tempo ha sposato Azione, la creatura di Carlo Calenda, ha chiare in mente le criticità attuali nel territorio comunale di Vibo Valentia. In una intervista a tutto campo con Zoom24.it non ha lesinato di evidenziarle, puntando il dito contro l’amministrazione guidata dal sindaco Maria Limardo. Non mancano, poi, le prospettive che, al netto delle ultime notizie, non sono poi così scontate.

Come si colloca Azione e quali sono le ambizioni di questo partito nel territorio vibonese?

Il progetto di Azione è quello di contribuire in maniera determinante alla formazione di un gruppo di amministratori, che fanno ovviamente politica e che hanno la competenza, l’entusiasmo e la capacità di occuparsi dei problemi dei cittadini vibonesi, affinché attraverso il loro operato ed i loro ruoli istituzionali che andranno ad occupare possano realmente rimboccarsi le mani e risollevare le sorti di una città che è disamministrata, che vive in una situazione di dissesto finanziario e i cui fattori economici e sociali, e più in generale politici, sono al minimo storico.

C’è un problema economico-finanziario evidente a Palazzo Luigi Razza, con la città che da anni si trova in un limbo. Andando oltre l’ottimismo del sindaco Limardo, qual è il suo pensiero in merito?

La situazione vera, al di là del formalismo linguistico, è che noi ci troviamo oggettivamente in una situazione di dissesto finanziario perché non ci sono le condizioni per garantire addirittura la tenuta dei servizi pubblici essenziali. Cioè, sulla carta non c’è una dichiarazione formale in cui si dice che siamo in dissesto ma nei fatti lo siamo, tanto che l’allora commissario straordinario Guetta aveva detto: “Guardate, qui i conti sono in rosso, o dichiarate lo stato di dissesto, o fate il piano di riequilibrio finanziario…”. Ecco, noi siamo in quella situazione.

C’è poi l’intervento della Corte dei conti...

Il problema di fondo è evidenziato proprio dalla Corte dei conti: questa amministrazione non ha avuto la capacità di rendicontare in maniera seria e precisa la situazione attuale, e questo sì che è stato scritto nero su bianco. E non ha avuto neanche la capacità di elaborare un piano di risanamento dei conti che potesse essere credibile. È mancata la capacità, è mancata la competenza, oppure la pazienza, o ancora la volontà. Del resto lo dice un organo terzo, che ha bacchettato più volte l’amministrazione comunale nel merito perché il piano di riequilibrio non era credibile dal punto di vista della pianificazione economica e perché si sono sbagliate le tempistiche: il piano, nel depositarlo, non era in linea con quanto previsto dalla legge. Non lo dice una parte politica, lo dice la Corte dei conti. Purtroppo, e lo dico con rammarico da politico che guarda al futuro e che vorrebbe vedere un Comune con la possibilità di riprendersi dal punto di vista economico, l’incompetenza ha determinato la stagnazione.

A questo punto entri nel dettaglio: dove sbaglia l’amministrazione comunale, a suo avviso, e come bisognerebbe intervenire?

Dal punto di vista economico non c’è la capacità di reperire risorse che vadano al di là delle tasse e dei soldi che devono essere presi dai contribuenti. I Comuni non si gestiscono in house, vessando continuamente i cittadini con i tributi. La capacità è quella di attingere ai grandi fondi strutturali ed europei, quindi il sindaco avrebbe dovuto creare un ufficio formato da esperti, come fece il sindaco D’Agostino, composto da soggetti in grado di reperire fondi comunitari. In materia di servizi sociali ci fu la Scrugli (assessore con Costa, ndr) che attraverso fondi Pac e non solo era riuscita a finanziare quel determinato settore. Immaginiamo di moltiplicare questo modus operandi per gli altri ambiti come Urbanistica, Lavori pubblici, Edilizia scolastica etc. Si riuscirebbe non solo a risanare i conti, ma anche intervenire sul territorio concretamente senza vessare i contribuenti. Attenzione: non perché le tasse non debbano essere pagate, ma perché se per fare equilibrare i conti esasperi il contribuente, portando le aliquote al massimo senza fornire i servizi, è chiaro che la reazione del cittadino è quella di non considerare giusto il pagamento dei tributi, che devono essere giusti ed equi. Le grandi risorse devono essere reperite dalla Comunità europea, che è un pozzo senza fondo. Ci sono comuni sardi e pugliesi, ad esempio Gallipoli, che attraverso questi fondi hanno rielaborato il tessuto economico e sociale, puntando sul turismo, sulle piccole e medie imprese, sull’artigianato. Tutti settori sovvenzionati attraverso i fondi comunitari. Lì sì che c’è stata la capacità.

Cosa ha determinato, in termini pratici, questa stagnazione?

Basta prendere il programma stilato dal sindaco Limardo in campagna elettorale, analizzare ciò che è stato fatto e ci si rende conto che, al di là dei proclami e degli slogan, di fatto, in termini di azioni concrete nulla è stato realizzato. Un esempio su tutti sono le condizioni in cui si trovano le frazioni: Bivona, Vibo Marina, Portosalvo, Triparni, San Pietro. Erano state fatte delle grandi promesse di rilancio affinché il turismo, una delle componenti essenziali di questo territorio, trovasse sbocco. In realtà abbiamo: Bivona abbandonata, con il torrente Sant’Anna che sversa in mare, Triparni ancora dissestato, Portosalvo con la scuola inagibile e San Pietro isolato. Questa è una fotografia del territorio, una plastica rappresentazione di come il programma non sia stato rispettato. Quando questo avviene è chiaro che ci sia un fallimento da parte del sindaco Limardo. Questo non lo dice Stefano Luciano, che è stato il competitor, lo dice tutta la città e tutti i comparti produttivi. Questo sindaco ha detto molto in campagna elettorale ma ha fatto pochissimo nell’esercizio della sua attività.

Tre grandi questioni, partendo dal nuovo ospedale...

Anche qui invece di stare con i piedi per terra e capire cosa davvero si vuole realizzare, si pensa solo a produrre slogan roboanti che danno l’idea di qualcosa che non è neanche realizzabile. Sul nuovo ospedale ho una mia teoria, una mia posizione: credo sia ora di smetterla di prendere in giro i cittadini. Il nuovo ospedale è una chimera. Bisogna concentrarsi su quello “vecchio”, perché Vibo Valentia ha un ospedale grande e funzionale, e non bisogna dimenticarlo. Negli anni passati è stato un punto di riferimento per la Calabria, perciò è necessario procedere alla manutenzione ordinaria e straordinaria della struttura, metterlo nelle condizioni di avere gli apparati tecnologici e tutti gli impianti adeguati nei reparti, che vanno riempiti di professionalità, di medici, che non devono essere scelti in base alle competenze, non alla tessera elettorale. Se si mettono in pratica questi tre fattori, Vibo non avrà bisogno del nuovo ospedale. Migliorando chiaramente le strutture situate sul territorio provinciale. Se ai concorsi nessuno si presenta è perché quell’ospedale è fatiscente, inutile dunque continuare a pensare alla chimera del nuovo ospedale.

C’è poi la questione porto...

Abbiamo perso una grandissima opportunità, perché è stato assorbito dall’Autorità portuale di Gioia Tauro per l’incapacità della classe politica di poter fare di quel porto un elemento di rilancio dell’intera economia locale. Ora dobbiamo gestire quello che il Comune ha la possibilità di gestire, intervenendo nell’area portuale. Io sono per la liberalizzazione: bisogna dare le concessioni ai privati sani e che non hanno intrecci con la criminalità organizzata e che possano con la loro forza investire sul porto come del resto è avvenuto a Tropea. Lì è stato dato spazio all’iniziativa economica privata.

Infine l’eterna incognita del cementificio...

Per quanto riguarda Italcementi, in campagna elettorale si parlava del rilancio di quel sito. Non solo non è stato rilanciato, per l’incapacità di negoziare da pari con la proprietà per chiederne la riconversione, ma non si è proceduto neanche con la bonifica. Noi abbiamo un sito che non è stato caratterizzato, le cui negatività ambientali non sono state eliminate. Abbiamo oggi un ecomostro che insiste in una zona che dovrebbe essere turistica, una eccellenza del territorio di Vibo Valentia, invece siamo fermi a dieci anni fa. Non si è neanche avviato l’iter per la bonifica e lo smantellamento delle strutture. Anche questo evidenzia la debolezza di un sindaco e di una amministrazione che non hanno avuto la forza o il coraggio di affrontare queste grandi questioni, così come per il Pennello dove la situazione è ferma.

Ritorniamo in città, con le opere ancora non inaugurate come la scala mobile ed il nuovo teatro. Si è a un passo dal completarle, ma cosa manca in questo caso?

Debbo dire che c’è un impegno costante dell’assessorato ai Lavori pubblici (guidato da Giovanni Russo, ndr) nel portare a compimento la realizzazione di queste opere, ma quando c’è una organizzazione amministrativa che non funziona, ovvero un sindaco che non riesce a coordinare i vari interventi, si hanno le incompiute. Quando le cose non vengono gestite con efficienza ed efficacia i problemi burocratici impediscono la realizzazione delle opere. L'assessore si sta impegnando al meglio ma ci sono ancora problemi che devono essere risolti con determinazione per consentire l'utilizzo di opere pubbliche strategiche come la scala mobile e il teatro. Speriamo che nei prossimi giorni qualcosa possa venir alla luce. Occorre sempre essere ottimisti e pensare al bene della città a prescindere dalle appartenenze politiche.

Veniamo alla questione politica: c’è stato un incontro con i rappresentanti politici del territorio in area centrosinistra (CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO) per convergere su un progetto che, però, è ancora in fase embrionale. Qual è stato, allora, l’obiettivo di questo meeting?

È stato un incontro informale, abbiamo ritenuto di confrontarci con soggetti che si occupano di politica per capire se ci potessero essere le condizioni per l’istituzione di un tavolo diretto ad elaborare un progetto per le prossime elezioni amministrative e chiaramente un nome che possa interpretare al meglio quel programma. È ancora in una fase embrionale, come giustamente ha detto, siamo alle prove di dialogo perché bisogna capire se c’è una ferma e reale volontà e determinazione a fare le cose in maniera seria al netto di individualismi ed ambizioni di carattere personale. Gli errori del passato non possono essere ripetuti, abbiamo tutti una maturità che ci porta a capire che oggi bisogna operare con serietà e trasparenza nei riguardi dei cittadini. Quindi questi dialoghi sono importanti per comprendere se ci sia la volontà di fare le cose in maniera seria e costruttiva. Noi, come partito, perché questa è la linea politica nazionale di Azione, ragioniamo senza pregiudizi di carattere ideologico. Questa volta più che mai staremo dentro una coalizione che ha il programma più credibile e più concreto, che riesca ad individuare il nome che possa rappresentare discontinuità con il passato ed una speranza per i cittadini vibonesi.

Questa ultima sua affermazione, però, lascia intendere che ancora tutto è in itinere. Insomma, non è poi così certa la collocazione di Azione in una coalizione di centrosinistra, o sbagliamo?

È stata una interlocuzione preliminare positiva, perché tra l’altro i soggetti con cui ho avuto questo confronto hanno qualità personali e politiche. Però non si può ritenere scontata la partecipazione al tavolo del centrosinistra, e l’ho detto in maniera chiara per due motivi: non posso ragionare in maniera individuale, ma come partito; bisogna verificare i programmi e le persone, come avviene a livello nazionale.

La politica è donna, prova ne è l’elezione della premier Giorgia Meloni e la nomina di Elly Schlein alla guida del Pd. Quale sarà, dunque, il profilo del prossimo sindaco indipendentemente dal colore politico?

Non si esclude nulla, ma certamente la componente femminile è un valore aggiunto per la determinazione e la passione che la caratterizza. Nel gruppo cittadino di Azione questa componente è di sicuro prevalente: abbiamo una segretaria cittadina (Claudia Gioia, ndr) una vicesegretaria provinciale (Samantha Mercadante, ndr) e un coordinamento cittadino composto da donne, di cui ho sempre apprezzato le sopracitate caratteristiche. La cosa importante è che venga scelto un profilo che abbia due caratteristiche essenziali: l’onestà, per dare messaggi di positività, e la credibilità. Quindi bisogna individuare un soggetto che abbia a cuore la cosa pubblica e non i propri interessi individuali, che eserciti il ruolo nell’interesse della città e non di se stesso o dei propri amici. L’altra caratteristica principale è la competenza: noi indipendentemente dal profilo ideologico, abbiamo bisogno di una persona che conosca la macchina amministrativa e che abbia la competenza che gli consenta di elaborare soluzioni concrete per la risoluzione di quei problemi. Non è un profilo improbabile, non vogliamo gente che abbia titoli straordinari o che venga da storie straordinarie. Gente semplice che abbia queste due caratteristiche. Ne aggiungo una terza, sobrietà: chi interpreta questo ruolo deve farlo al servizio dei cittadini, non come esaltazione di se stesso.