Il pentito si smarca dalle accuse: “Non conosco la ’ndrangheta” (NOME)
In aula la deposizione di un collaboratore di giustizia riapre il confronto su vecchi verbali e ricostruzioni investigative. La Procura contesta le sue dichiarazioni e richiama precedenti atti istruttori
In un’aula del tribunale milanese si è consumato un nuovo passaggio del procedimento che coinvolge diversi imputati legati al contesto criminale calabrese trapiantato in Lombardia. Al centro dell’udienza la deposizione di Annunziatino Romeo, chiamato a ricostruire vicende risalenti a oltre trent’anni fa e i suoi presunti rapporti con ambienti della ’ndrangheta.
Il teste, oggi detenuto, ha però ribadito più volte di non riconoscersi in alcuna appartenenza mafiosa e di non avere conoscenza diretta delle strutture interne delle cosche. Una posizione che ha sorpreso la pubblica accusa, soprattutto alla luce delle precedenti dichiarazioni rese negli anni.
Nel corso dell’udienza sono stati richiamati anche i legami familiari con Saverio Morabito, figura indicata come attiva tra Calabria e hinterland milanese in contesti investigativi risalenti alla diffusione dei clan al Nord. Romeo, tuttavia, ha sostenuto di aver sempre mantenuto una distanza dalle dinamiche associative, parlando di rapporti personali non riconducibili ad appartenenze criminali.
Ampio spazio è stato dedicato anche alla posizione di Carmine Gallo, morto recentemente mentre si trovava ai domiciliari. Secondo quanto emerso in aula, il rapporto tra i due sarebbe stato legato a un’attività di collaborazione investigativa in una fase delicata della carriera del collaboratore, circostanza che la difesa ha richiamato per spiegare la natura ambigua di alcuni contatti.
La procura, rappresentata dal pubblico ministero Francesco De Tommasi, ha invece contestato la ricostruzione fornita dal teste, richiamando vecchi verbali in cui lo stesso Romeo avrebbe descritto rapporti e conoscenze con soggetti ritenuti vicini alla ’ndrangheta. Il collaboratore ha replicato dichiarando di non ricordare diversi passaggi e di non attribuire valore a quelle trascrizioni.
Nel corso dell’esame sono stati citati anche esponenti della famiglia Papalia, con riferimenti a presunti ruoli e gerarchie interne che il teste ha però definito estranei alla propria conoscenza diretta.
Un passaggio dell’udienza ha riguardato infine le attività investigative svolte tra Lombardia e Calabria, con particolare riferimento a presunti traffici economici legati al settore petrolifero. Romeo ha raccontato di viaggi ripetuti nel Sud Italia per verifiche informali su incarico di Gallo, sostenendo di aver raccolto informazioni frammentarie senza mai ottenere conferme definitive.
La testimonianza si è chiusa tra contestazioni e nuove richieste di chiarimento da parte della procura, mentre il collegio giudicante ha rinviato ogni valutazione al prosieguo del dibattimento, dove sarà necessario ricostruire la credibilità delle diverse versioni emerse.
