'Ndrangheta, il superlatitante Santo Vottari catturato nel bunker di casa (VIDEO)
I carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria lo hanno individuato all'interno di un nascondiglio ricavato nell'edificio dove viveva con la sua famiglia
Deve scontare una pena di dieci anni e otto mesi di reclusione per associazione mafiosa, Santo Vottari, 44 anni, il superlatitante di San Luca catturato all'alba dai carabinieri del Reparto operativo del Comando provinciale di Reggio Calabria con l'ausilio dello Squadrone Cacciatori Calabria. Il Ministero dell'Interno lo aveva inserito nella lista dei latitanti più pericolosi. La caccia è iniziata dieci anni fa all'indomani dell'operazione convenzionalmente denominata "Fehida". Quel giorno dell'agosto 2007, Vottari riuscì a sottrarsi alla cattura rendendosi irreperibile e da quel giorno i carabinieri non gli hanno dato tregua, setacciando palmo a palmo la Locride. Erano convinti di poterlo trovare a due passi da casa, nel suo feudo e così è stato.
La cattura. I militari dell'Arma lo hanno individuato ed arrestato a Benestare ad una ventina di chilometri da Locri. Santo Vottari era nascosto all'interno di un bunker sotterraneo ricavato in miratura all'interno di un altro bunker già rinvenuto in passato, situato nel seminterrato dell'edificio su più piani e costituito da diversi appartamenti. In pratica era latitante in casa perché all'interno dello stabile dove è stato rintracciato vive la famiglia Vottari. Sorpreso nel cuore della notte non ha opposto resistenza, fornendo ai carabinieri che lo hanno ammanettato le proprie generalità. Per gli inquirenti è un elemento di vertice dell'omonima famiglia di 'ndrangheta operante a San Luca e dintorni con ramificazioni in tutta la provincia, ma anche in altre località italiane ed europee.

I Vottari. Santo è il figlio di Giuseppe Vottari, assassinato a Bruzzano Zeffirio nell'ottobre del 1986 a seguito di un summit chiarificatore di due clan rivali operanti nel comprensorio di Motticella. E' anche nipote di Francesco Antonio Vottari, capostipite della famiglia, alias “FRUNZU”, inquadrata nella cosca “Pelle-Vottari”, che si contrappone alla cosca “NIirta-Strangio” in una cruenta faida, che si protrae dagli anni ’90 ed ha provocato decine di morti nelle opposte fazioni, culminata il 15 agosto 2007 nella tristemente nota strage di ferragosto consumata a Duisburg, con l’omicidio di ben sei persone.
LEGGI QUI | Ndrangheta, finisce la latitanza del boss Santo Vottari. E' l'uomo della strage di Natale (FOTO)
La strage di Duisburg. Risale alla notte tra il 14 e il 15 agosto del 2007 la strage di Duisburg, cittadina tedesca, in cui furono uccise sei persone. Un'azione clamorosa che fece conoscere al mondo il rischio rappresentato dalla mafia calabrese, la 'ndrangheta. Un massacro inserito in una faida che coinvolge proprio il clan Vottari. Nella strage di Ferragosto morirono Tommaso Venturi, 18 anni; Francesco e Marco Pergola 22 e 20 anni; Francesco Giorgi, 17 anni; Marco Marmo, 25 anni, e Sebastiano Strangio, 39 anni. Furono uccisi a colpi di mitraglietta davanti al ristorante-pizzeria "Da Bruno" di proprieta' della famiglia Strangio, originaria di San Luca, il paese della Locride noto per aver dato i natali allo scrittore Corrado Alvaro, ma anche per la lunga faida che ne ha insanguinato le strade. Protagonisti della guerra i clan degli Strangio-Nirta su un fronte e quello dei Pelle-Vottari-Romeo, sull'altro. Fu subito chiaro agli inquirenti che quella scritta con il sangue in Germania era solo una nuova pagina della faida di San Luca che insanguinava il paese aspromontano gia' da 16 anni. Non a caso e' li' che si terranno i funerali, fra mille dispositivi di sicurezza. Le indagini, avviate dalla Polizia tedesca in collaborazione con quelle italiane, si avvalsero della testimonianza di due persone.
... e quella di Natale. Fu possibile ricostruire degli identikit. La missione di morte in terra tedesca fu interpretata come la risposta del clan "Nirta-Strangio" all'omicidio di Maria Strangio, avvenuto la sera di Natale del 2006, passato alle cronache come "strage di Natale". Maria Strangio era moglie di Giovanni Luca Nirta. Anche in quella occasione l'azione fu portata a segno in maniera clamorosa. Due uomini con il volto coperto da un passamontagna spararono su un gruppo di persone radunati davanti a una casa nel centro di san Luca. Si trattava di membri delle famiglie Nirta e Strangio. C'erano il boss Giovanni Luca Nirta, probabilmente il vero bersaglio del commando; c'erano la moglie Maria e il fratello del boss, Francesco Nirta, con un nipotino di 5 anni. La donna, di 33 anni, gravemente ferita, mori' poco dopo all'ospedale di Locri. Francesco Nirta ed il bambino di 5 anni rimasero feriti. Giovanni Luca Nirta era uscito dal carcere da pochi giorni, dopo aver scontato una pena. L'inizio della faida tra le cosche "Vottari-Pelle-Romeo" e "Strangio-Nirta", viene fatto risalire dagli inquirenti al 10 febbraio 1991 e sarebbe stato originato da un banale scherzo di carnevale. Un gruppo di giovani legati al clan Strangio-Nirta lancio' delle uova verso un circolo ricreativo gestito da uno dei Pelle, detti "Gambazza, sporcando anche l'auto di un Vottari. Ne scaturi' una lite in cui che causo' due morti e due feriti. Morirono Francesco Strangio e Domenico Nirta, 20 e 19 anni, mentre i feriti furono Giovanni Nirta e il fratello Sebastiano. Qualche ora prima qualcuno aveva sparato, ferendolo, a un parente dei Nirta, Francesco Colorisi, 23 anni, usando una Kalashnikov. Fu l'inizio di una lunga scia di sangue, tracciata anche con un attentato a colpi di tritolo.
https://www.youtube.com/watch?v=R4gh_Nv4FDg&feature=youtu.be
