Il silenzio dell’area industriale è stato rotto dal calpestio di migliaia di persone che con le torce accese hanno attraversato le strade del distretto produttivo per rispondere alla ferocia dei clan che negli ultimi mesi hanno trasformato la città in un campo di battaglia. La marcia organizzata dalla Diocesi e dalla Parrocchia Gesù Salvatore ha visto sfilare cittadini e istituzioni davanti ai cancelli delle aziende crivellate dai proiettili per trasformare la paura individuale in una grande e coraggiosa testimonianza collettiva di resistenza civile.

Una luce di speranza per illuminare i luoghi del lavoro e della fatica, ma anche un segnale forte di vicinanza contro l’ombra della criminalità, ha caratterizzato la "Fiaccolata con la Madonnina" che ha attraversato le vie della Zona Industriale a partire dalle ore 21:00. L'evento non è stato solo una processione religiosa, ma è nato con il preciso intento di esprimere solidarietà a tutte le realtà produttive del territorio che hanno subito atti intimidatori, trasformando il momento di preghiera in un gesto comunitario di ribellione silenziosa e pacifica contro ogni forma di prevaricazione.

L'escalation criminale che ha portato la popolazione in piazza è stata una sequenza inarrestabile di episodi che ha colpito sistematicamente ogni settore, dall'imprenditoria agli esponenti delle istituzioni, a partire dal 2025 quando le fiamme hanno avvolto l'auto della dirigente comunale Claudia Santoro dando inizio a una spirale di violenza culminata a dicembre con i cinque colpi di pistola esplosi contro l'abitazione del presidente del Consiglio comunale Antonio Iannello.

L'offensiva è proseguita con ancora più spregiudicatezza nel mese di gennaio attraverso il ritrovamento di una bottiglia incendiaria davanti a una storica macelleria locale e il contemporaneo attacco al cantiere della scuola Buccarelli mentre soltanto ventiquattr'ore dopo tre auto venivano date alle fiamme colpendo un farmacista e un noto ristoratore fino alle dirette minacce di morte recapitate via posta ad un noto imprenditore vibonese.

La strategia della tensione ha poi toccato il punto di non ritorno lo scorso 30 aprile con la brutale aggressione fisica ai danni del dirigente comunale Andrea Nocita inseguito e preso a bastonate in un sottopasso della stazione e il successivo raid della notte del 4 maggio quando un commando ha colpito simultaneamente a colpi di fucile ben cinque grandi aziende del comparto industriale tra cui Metal Sud e Sud Edil Ferro lasciando una scia di bossoli e danni ingenti. E ancora: l'intimidazione diretta all'assessore comunale Marco Talarico, che ha ricevuto una lettera minatoria dal contenuto inequivocabile sulla propria scrivania, segnale di un attacco frontale che ormai non risparmia più nessuno, e, ultimi in ordine di tempo, nel mirino dei malviventi è finita l’auto di proprietà del titolare di un salone di bellezza della zona, raggiunta da diversi colpi di pistola mentre era parcheggiata sotto l'abitazione dell’imprenditore e l'atto intimidatorio compiuto ad Arena contro una ditta impegnata, per conto della società Redel, in alcuni interventi strategici di rifacimento dei sottoservizi stradali, con gli operai che hanno trovato una bottiglia contenente liquido infiammabile e, accanto, due proiettili.

Tutto ciò ha fatto traboccare il vaso e ha spinto il Vescovo Attilio Nostro a chiamare la città alla mobilitazione e che richiede una barriera umana insormontabile per difendere la dignità di un intero territorio che non vuole più vivere sotto lo scacco delle armi.