La leonessa da tastiera e il signor “mi dia nome e cognome del finanziere”
E se fosse successo all’estetista sotto casa beccata mentre spennellava lo smalto sulle unghie di una cittadina qualunque? Se invece fosse successo a un parrucchiere beccato con le mani nelle forbici mentre spuntava i capelli all’amico vanitoso? Quale sarebbe stata la reazione? Questa è le domanda che bisognerebbe farsi. Soprattutto nel momento in cui l’intera economia vibonese è in ginocchio e i tantissimi commercianti sono fermi e arrabbiati, ma pur sempre rispettosi delle regole, stremati da un’emergenza sanitaria.
Una notizia verificata e confermata. Succede tutto in un pomeriggio tranquillo di maggio. La vox populi fa il giro delle case e dei messaggi whatsapp: “Al fratello del sindaco la Finanza ha chiuso la palestra perché trovata aperta”. Una notizia che coinvolge innanzitutto un’attività privata e poi un’attività privata di un parente del primo cittadino. Non il parente di “pinco pallo”, ma la famiglia della persona più importante di Vibo Valentia. Non è una notizia? Lo è, eccome. Ma va verificata, come da prassi. Perché se è vero che Maria Limardo non c’entra niente con le presunte disattenzioni del fratello è anche vero che, in un momento critico come questo, con tutto il comparto del commercio vibonese chiuso e in profonda crisi, sapere che c’è un’attività aperta fa riflettere e se a essere aperta è quella di uno stretto parente del sindaco fa riflettere due volte.
La procedura di verifica giornalistica è molto semplice: si alza la cornetta e si chiama la Guardia di Finanza. Che conferma tutto, senza scendere nei particolari: il controllo, l’attività aperta e la sanzione ci sono state. La conferma è, come si dice in questi casi, di “prima mano”.
La versione del fratello. Così per dovere di cronaca e completezza d’informazione il passo successivo è quello di sentire il diretto interessato, ovvero il personal trainer Domenico Limardo che in parte smentisce e in parte conferma quanto successo in data 12 maggio. Conferma il controllo e lo giustifica con un: “Ero aperto perché stavo sistemando in attesa della sanificazione che sarebbe avvenuta nei prossimi giorni”. Poi gli è stato chiesto se per l’occasione qualche cliente si stesse allenando, ma l’amministratore dell’Ego-Fitness precisa che nessuno faceva esercizi. Mentre sulla veridicità della sanzione a lui comminata la risposta è stata la seguente: “Io non ho ricevuto nessuna multa”. A questo punto la domanda è lecita: chi mente? Lui o la Guardia di Finanza? “Mi dia nome e cognome del finanziere e poi prenderò i miei provvedimenti. Adesso devo andare perché ho altre cose a cui pensare”. Finisce così: le domande ancora tra i denti, un telefono attaccato e due versioni contrapposte sul punto focale della storia: la sanzione, appunto. Ovvero l’equazione della logica: multa uguale attività trovata aperta.
La sindaca e i "giornalisti meschini". Così per andare in fondo alla storia abbiamo pensato di chiamare Maria Limardo: innanzitutto perché è la prima cittadina. Abbiamo visto in questi mesi quanto cuore e passione abbia messo per contrastare e bloccare certi fenomeni. Tempo fa pubblicava su Facebook le foto degli “zozzoni” che buttavano la spazzatura per strada. Giusto. Qualche giorno fa mandava i vigili urbani a chiudere quei pochi bar riaperti. Giusto. L’altro ieri tuonava per le troppe passeggiate nei parchi. Giusto. La Finanza dice di aver beccato suo fratello con la palestra aperta. “E quindi perché chiama me?”. Così ha risposto al telefono la sindaca, salvo poi smorzare la conversazione con una serie di “non sento bene, non la capisco, pronto pronto prontoooo?”, chiudendo la telefonata senza mai più rispondere. Però qualche minuto dopo eccola senza contraddittorio su Facebook e sul canale ufficiale Whatsapp, Comune di Vibo Valentia: “Il Sindaco informa”. Ci sarebbe da ridere già solo perché Maria Limardo ha speso la sua figura istituzionale, di norma utilizzata per veicolare informazioni sul Coronavirus, per attaccare i “due giornalisti meschini”, rei di averla scomodata per chiedere semplicemente lumi sul comportamento di un cittadino a lei parente e sull’azione di controllo del Comune. Tra le sue meravigliose invettive da social ha lasciato però un piccolo spazio al buon senso: “Non so se mio fratello ha sbagliato, se lo ha fatto è giusto che paghi”. Oh, finalmente. Volevamo proprio chiederle questo, sindaca. Ma al telefono, a voce, come si fa tra adulti. Però al confronto lei ha invece preferito Facebook. Come una leonessa da tastiera qualunque.

