'Ndrangheta, colpo al clan: pioggia di condanne per 13 imputati (NOMI)
Sentenza durissima in abbreviato per il gruppo criminale: 17 anni al boss. Disposti risarcimenti per enti locali e sindacati
Si chiude con una pioggia di condanne il primo capitolo giudiziario dell’operazione "Ten", l’inchiesta della Dda di Bologna che nel marzo 2025 ha smantellato una pericolosa cellula mafiosa operativa tra l’Emilia e la Calabria. Il Gup ha inflitto tredici condanne in rito abbreviato, confermando l'impianto accusatorio costruito dal pubblico ministero Beatrice Ronchi sulla pervasività del gruppo Arabia.
La pena più pesante, 17 anni di reclusione (in continuazione con una precedente sentenza del 2019), è stata comminata a Giuseppe Arabia, meglio noto come "Pino ùnigro". Secondo gli inquirenti, Arabia sedeva al vertice del sodalizio criminale, ereditando un peso specifico derivante anche dal pedigree familiare: è infatti il fratello di Salvatore Arabia, il boss freddato nel 2003 a Steccato di Cutro durante la storica faida tra i Grande Aracri e i Dragone.
Il verdetto ha colpito duramente l’intera linea di sangue della famiglia: condannati anche i figli del boss ucciso, nipoti di "Pino". A Giuseppe Arabia (classe ’89) sono stati inflitti 12 anni, mentre a Nicola Arabia (classe ’85) la pena è di 12 anni e due mesi.
L’indagine, condotta in sinergia dalle Squadre Mobili di Reggio Emilia, Bologna e Crotone insieme alla Guardia di Finanza, aveva svelato un’organizzazione militare altamente strutturata. Il gruppo Arabia non si limitava al controllo del territorio tramite le estorsioni, ma gestiva una vera e propria holding dedita alle truffe e alla ricettazione di beni rubati a ditte di autotrasporto. Un sistema oliato dalla vasta disponibilità di armi e finalizzato a rimpinguare le casse della consorteria mafiosa, garantendone l'egemonia nel tessuto economico emiliano.
Oltre alle tredici condanne, il processo ha registrato 11 patteggiamenti e quattro rinvii a giudizio per gli indagati che hanno scelto il rito ordinario. Di particolare rilievo politico e sociale è stata la decisione del Gup sui risarcimenti alle parti civili.
Il tribunale ha disposto indennizzi per una lunga lista di enti che avevano denunciato il danno d'immagine e materiale subito: tra questi il Ministero delle Infrastrutture, la Regione Emilia-Romagna, i comuni di Parma e Reggio Emilia, oltre alle rappresentanze sindacali della Cgil. Una sentenza che ribadisce la ferma risposta dello Stato contro le infiltrazioni della criminalità organizzata nel Nord Italia.
