Carlo Guccione incoronato sotto le quattro stelle del Royal, arringa la folla promettendo faville al primo turno. Il ballottaggio diventa il nemico da aggirare a tutti i costi.

di ALESSIA PRINCIPE

Come in fila ad aspettare il tram, o in posa da ultimo desiderio davanti al plotone d'esecuzione, l'alto commissariato delle nazioni unite del Pd calabrese, con le giacche scure da cerimonia (tranne Galati e Morrone in bluette e carta da zucchero, a mo' di matrimonio del pomeriggio) sotto le quattro stelle del Royal e le luci gialline da reparto profumeria Standa, ha sospinto sul palco il candidato Carlo Guccione, che ha arringato la folla, sfinita dall'attesa del nascituro rappresentante, sparandola subito grossa: «Vincerò al primo turno». Tanto per far intendere che qua non si scherza certo con le pistole ad acqua. Il Pd sembrava quasi un partito unito nel pomeriggio, anche se Ncd è rimasto su un'altra sponda a sventolare il fazzoletto per salutarli e dirgli tanti auguri, ne avrete bisogno. Cartolina di un partito incollato con il saratoga sigillante: si urli pure nel box doccia ma fuori non si senta una fiato.

Oliverio, accomodato e placido, sembrava non avere nessun pensiero al mondo tranne quello di arrivare puntuale per i festeggiamenti di San Francesco di Paola (per questo la conferenza è stata precipitosamente anticipata di due ore), Guccione ed Enza Bruno Bossio parevano aver concordato al telefono l'outfit, Nicola Irto ascoltava tutti restando pericolosamente seduto quasi a un passo dal gradino del palchetto (come l'ospite dell'ultimo minuto che a tavola non ci entra comodo), Morrone&Galati non la smettevano di confabulare come consuoceri che chiamano altro vino al cameriere.

Il fantasma di Lucio Presta alle quattro del pomeriggio è quasi svanito dietro i muri. Un'evocazione appena, un aroma di ricordo, come una briciola di salvia, condita da consueti ringraziamenti per il suo impegno eccetera eccetera. Ernesto Magorno, con la solita aria contrita e sofferente, le spalle ricurve, parla del fu candidato-manager esclamando : «So che Lucio è con noi». Roba da scongiuri. Ma il treno del Pd, dopo aver imbarcato i ritardatari, gli indecisi, i malinconici, venditori di cafè express, è partito e deve anche accelerare la corsa. «Un atto d’amore senza opportunismi verso una città che dovrà riportare alla grandezza di un tempo» elogia Marco Minniti col suo solito aplomb e i modi urbani. Anche quelli che avevano quasi rinunciato a vedere un candidato in carne e ossa griffato dem, hanno sospirato su "La grande Cosenza" fuoriuscita da giornate di full immersion e strategie non proprio andate a segno. Perché l'incastro, a dire il vero, non è che sia proprio riuscito. E al ballottaggio non vuole andare nessuno. Chissà perché.

#COSENZA 2016 | Presta si ritira, Paolini al Pd: ora troviamo una strada comune

#COSENZA 2016 | Gentile dice sì al candidato Guccione. E Paolini?

#COSENZA2016 | Galati (Ala): “Insieme a Morrone e Mancini, a sostegno di Guccione”