Libertà vigilata, 58enne vibonese resta sotto controllo: pesano le nuove denunce (NOME)
Il Magistrato di sorveglianza proroga la misura per un anno: "Ancora socialmente pericoloso"
Nonostante i timidi segnali di consapevolezza emersi durante i colloqui con gli esperti, il percorso di reinserimento di Michele Bonavota, 58enne di Sant'Onofrio, segna il passo. Con un provvedimento depositato lo scorso 23 aprile 2026, il Magistrato di Sorveglianza di Catanzaro ha disposto la proroga della libertà vigilata per un ulteriore anno, confermando un quadro di "attuale pericolosità sociale" che non permette, al momento, alcuna attenuazione del regime di controllo.
A far pendere l'ago della bilancia verso il prolungamento della misura è stata, in particolare, la condotta recente dell’uomo. Nonostante fosse già sottoposto alla vigilanza delle autorità, Bonavota è stato deferito per truffa il 22 ottobre 2025. Un episodio che, unito ad altre denunce recenti, ha spinto i giudici a parlare di una vera e propria recidiva comportamentale.
Secondo il tribunale, il fatto che nuovi illeciti siano stati commessi proprio durante il periodo di prova dimostra una mancata stabilizzazione del processo di recupero e una persistente propensione a violare la legge.
Oltre ai nuovi guai giudiziari, la relazione tecnica evidenzia le criticità del contesto abitativo. Bonavota risiede attualmente con la sorella in un ambiente segnato da precedenti penali familiari, un elemento che le autorità considerano un ostacolo concreto al pieno ritorno nella legalità. Sebbene i report dell’Ufficio di esecuzione penale esterna (Uepe) abbiano registrato una maturazione tardiva riguardo alla gravità delle proprie azioni passate, questa non è stata ritenuta sufficiente a compensare i rischi attuali.
La decisione, già notificata alla Procura di Catanzaro, alla Questura di Vibo Valentia e ai Carabinieri di Sant’Onofrio, impone ora un monitoraggio ancora più stringente. Per Bonavota è stato confermato l’obbligo di proseguire il percorso terapeutico, con controlli periodici fissati a cadenza trimestrale o semestrale.
L’obiettivo della magistratura resta duplice: da un lato la prevenzione di nuovi crimini a tutela della collettività, dall'altro il tentativo di scardinare abitudini e frequentazioni che continuano a rendere il soggetto incompatibile con la piena libertà. Per ora, la porta del reinserimento definitivo resta chiusa.
