Non è assolutamente chiusa l'inchiesta che ha portato all'arresto del presunto assassino di Andrea Mastrandrea, il pensionato ucciso a Filadelfia il 20 giugno del 2013. Nella conferenza stampa che ha illustrato i dettagli dell'operazione portata a termine dai Carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Vibo, il procuratore di Lamezia Terme Salvatore Curcio ha parlato di primo step di un'indagine destinata a chiudersi comunque rapidamente, forse già entro la fine dell'anno: "Abbiamo esaurito il primo step investigativo che ci ha portato a quello che riteniamo essere l'autore dell'omicidio Mastrandrea. L'indagine ovviamente va avanti per approfondire quella che è la causale dell'omicidio e ovviamente verificare l'eventuale compartecipazione di altri soggetti".

Vasil Ivanov, il bulgaro di 29 anni estradato in Italia e arrestato dai Carabinieri a Fiumicino non è l'unico indiziato dell'omicidio. "Per questo motivo è necessario un ulteriore approfondimento investigativo che riteniamo non ci porterà via ulteriore tempo". Al vaglio degli inquirenti ci sarebbero le posizioni della madre di Vasil Ivanov (il presunto assassino) e della zia, ex badante di Andrea Mastrandrea. Nelle prossime ore "Vasco" (così veniva chiamato Vasil a Filadelfia dove svolgeva il lavoro di mercante d'auto) comparirà davanti al gip per l'interrogatorio di garanzia mentre il suo Dna verrà comparato con i mozziconi di sigaretta e altri elementi trovati sul luogo del delitto. "Sarà - ha chiarito il tenente Luca Domizi, capitano del Norm di Vibo che unitamente al comandante della Compagnia Gianfranco Pino ha materialmente condotto le indagini - la prova del nove". Chi ha ucciso Mastrandrea ha provato anche a cancellare tutte le tracce dando fuoco all'appartamento ma il tentativo è fallito perché comunque gli inquirenti sono riusciti a raccogliere elementi utili e preziosi ha "incastrare" il presunto assassino che dopo il delitto si sarebbe dato a rocambolesca e precipitosa fuga tra l'altro non pianificata. Una parte fondamentale nello sviluppo delle indagini l'ha avuto la Stazione di Filadelfia con i militari dell'Arma che hanno subito ben orientato l'inchiesta verso una pista ben precisa poi approfondita attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, attività tecniche e testimonianze da parte dei familiari e delle persone vicine alla vittima da parte degli investigatori del Norm. Pochi dubbi sul movente: un tentata rapina andata male. L'inchiesta, supervisionata dal procuratore di Lamezia Salvatore Curcio (competente per territorio visto che Filadelfia ricade in questo distretto giudiziario), è stato coordinata dal giovane sostituto procuratore di Vibo Corrado Caputo, applicato a questo caso dalla Procura generale.

La sinergia tra la magistratura e l'Arma dei Carabinieri ma anche con le altre forze dell'ordine ha permesso di arrivare a un punto di svolta dopo sei anni di indagini. Alla conferenza stampa dove sono stati illustrati i dettagli dell'operazione, erano presenti anche il figlio di Andrea Mastrandrea, Vito: "Finalmente ho “Oggi è un giorno – ha dichiarato Vito Mastrandea – che ci ripaga di anni di speranze e attese di assicurare alla giustizia uno degli assassini di mio padre. Mio padre era una persona che è sempre stata dedita al lavoro e alla famiglia, un agricoltore che si spaccava la schiena ogni giorno per portare il pane a casa, ucciso senza pietà dai suoi aguzzini che gli chiedevano sempre soldi per soddisfare i loro comodi. Mi auguro che adesso trovino gli altri e che buttino la chiave della loro prigione. Cosa provo oggi? Non posso di essere contento perché mia mamma se n’è andata a 62 anni, nel 2010, e ritrovarsi senza genitori in pochi anni è una cosa brutta. Quanto capitato a me non lo auguro a nessuno. Ancora ricordo con orrore quando ho visto il corpo di mio padre riverso a terra in una pozza di sangue. Un’immagine sconvolgente. Finalmente, però, giustizia è stata fatta. Ringrazio i carabinieri di Vibo perché hanno fatto un ottimo lavoro e la Procura di Lamezia Terme”.

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