Condanne definitive per 9 imputati, due posizioni stralciate e 6 annullamenti con rinvio. Dieci i vibonesi coinvolti nei traffici diretti dal broker della cocaina Vincenzo Barbieri

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La quarta sezione della Corte di Cassazione si è pronunciata sulla sentenza emessa il 28 gennaio 2015 dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria nell'ambito del processo nei confronti di 17 imputati coinvolti nell’operazione della Dda di Roma denominata “Meta 2010” scattata nel 2011 e diretta a colpire il narcotraffico internazionale gestito da un gruppo di vibonesi facenti capo al defunto broker della cocaina, Vincenzo Barbieri, ucciso a San Calogero (Vv) nel marzo 2011.

La competenza territoriale alla trattazione del processo era passata da Roma a Reggio Calabria in quanto il luogo di sbarco della prima importazione di cocaina era stato individuato nel porto di Gioia Tauro. In primo grado gli imputati erano stati condannati con il rito abbreviato dinanzi al gup distrettuale di Reggio Calabria.

Giuseppe Pugliese

Giorgio Galiano

Il verdetto della Cassazione. La Suprema Corte ha confermato la condanna a 13 anni e 6 mesi a testa nei confronti di Giuseppe e Vincenzo Pugliese (padre e figlio, rispettivamente di 62 e 40 anni), mentre a 14 anni ed 8 mesi è stato condannato Alessandro Pugliese (39 anni, altro figlio di Giuseppe), tutti di Sciconi di Briatico (Vv). Condannato poi a 14 anni ed 8 mesi di reclusione Giorgio Galiano, 41 anni, di Vibo Valentia (genero del defunto broker della cocaina Vincenzo Barbieri e negli ultimi tempi residente a Calimera, frazione di San Calogero). Per Francesco Grillo, 37 anni, di Paradisoni di Briatico e per Giuseppe Galati, 45 anni, detto "Pino", di San Calogero, la condanna definitiva è di 7 anni e 6 mesi a testa. Le altre condanne confermate interessano il tarantino Giovanni Mancini (cl. '54) (15 anni e 8 mesi), Nicola Certo (cl. '87) (7 anni e 6 mesi) di Rosarno (Rc), difeso dall'avvocato Giovanni Vecchio, e Fabrizio Sansone (7 anni e 6 mesi), 61 anni, di Terracina (Lt).

Le posizioni stralciate. Due le posizioni stralciate per omessa notifica ai difensori e che verranno esaminate nei prossimi giorni. Si tratta di quelle di: Filippo Paolì, 36 anni, di Vibo Valentia (che in appello a Reggio Calabria è stato condannato a 11 anni ed 8 mesi) e quella di Iyad Waked, 25 anni, residente in Libano (3 anni e 4 mesi in appello).

Gli annullamenti con rinvio riguardano le posizioni di: Alessandro Alloni, 40 anni, di Vellezzo Bellini (Pv) (10 anni in appello), Tommaso Pirrò (8 anni) e Salvatore Pirrò (6 anni) di Gioia Tauro. A tali imputati (difesi dall'avvocato Santambrogio) non veniva contestato il reato associativo.

tribunale toga aula

Confermato poi l'impianto accusatorio e la gran parte delle accuse nei confronti di Antonio Franzè (15 anni e 8 mesi in appello), Giuseppe Topia (16 anni e 8 mesi), Antonio Della Rocca (11 anni ed 8 mesi), tutti di Vibo Valentia. Per Antonio Franzè (avvocati Salvatore Staiano e Francesco Lojacono) la Cassazione ha annullato con rinvio per un nuovo processo d'appello limitatamente ad un solo capo di imputazione e per la sola modifica della pena. Si tratta di un'importazione di cocaina dal Sud America che doveva essere occultata all’interno di librerie in legno spedite tramite l’aereo cargo in partenza da Bogotà con arrivo a Milano Malpensa il 9 ottobre 2010. In questo caso i fornitori sud americani, a causa di difficoltà operative, non hanno poi imbarcato la cocaina e per la Cassazione quindi, relativamente a tale importazione, il reato da contestare ad Antonio Franzè è quello della tentata importazione di cocaina. Stesso discorso, limitatamente a tale sola importazione, anche riguardo la posizione di Giuseppe Topia. Sempre per Topia, l'annullamento con rinvio della Cassazione, per la qualificazione giuridica della sua posizione e la conseguente rideterminazione della pena, riguarda pure l'importazione in Italia di 1.200 chili di cocaina dal Sud America. La sostanza stupefacente sarebbe partita il 26 gennaio 2011 dalla Bolivia, via Cile, ed imbarcata a bordo di una motonave ed occultata in container contenenti lattine di palmito. Il carico, giunto nel porto di Livorno il 7 aprile 2011 ,è stato poi sequestrato dai carabinieri del Ros di Roma.

Infine, limitatamente all'entità dell'aumento di pena a titolo di continuazione, la Cassazione ha annullato con rinvio alla Corte d'Appello di Reggio Calabria con riferimento alla posizione di Antonio Della Rocca, detto "Spillo", difeso dall'avvocato Francesco Muzzopappa. I giudici in questo caso dovranno decidere solo limitatamente alla rideterminazione dell'aumento di pena.

carabinieri ros

L'inchiesta e il maxisequestro L’operazione “Meta 2010”, scattata nel novembre 2011, ha portato al più grosso sequestro di cocaina (ben 2.200 chili) mai effettuato in Europa negli ultimi 20 anni.

Stando alle accuse, Giuseppe Pugliese ed i figli Alessandro e Vincenzo avrebbero tenuto " i contatti con i fornitori colombiani, rapportandosi con i committenti italiani" diretti da Vincenzo Barbieri (ucciso il 12 marzo scorso a San Calogero), Giorgio Galiano, Giuseppe Topia e Antonio Franzè.


Giuseppe e Vincenzo Pugliese, secondo la Dda di Roma, avrebbero procurato le autovetture, consegnate in Italia ai referenti dei colombiani, al cui interno sarebbe stato occultato il denaro destinato al pagamento delle partite di cocaina. Da un’email del 5 ottobre 2010 e concernente un tentativo di importazione di cocaina, si evincerebbe come i soldi normalmente venivano consegnati a casa di Giuseppe Pugliese, a Sciconi di Briatico, e poi trasferiti in Colombia attraverso una narcotrafficante spagnola.

Vincenzo Barbieri

A conferma degli stretti legami fra i Pugliese ed i vibonesi diretti da Vincenzo Barbieri, la Dda fa poi notare che in una conversazione del 27 ottobre 2010 Giuseppe Pugliese raccomandava il figlio Alessandro di trattare con "la massima cortesia gli emissari di Barbieri che stavano arrivando in Colombia, ovvero Franzè Antonio e Della Rocca Antonio, perché ciò avrebbe agevolato i successivi rapporti con Barbieri". Ruoli di spicco nell'associazione avrebbero avuto anche Giorgio Galiano e Giuseppe Topia.

g.b.

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