Nel Vibonese arresto si trasforma in assedio: agenti circondati e minacciati dal clan (NOMI)
Durante un controllo antidroga una folla vicina alla cosca avrebbe accerchiato la Polizia, urlando minacce e tentando di bloccare l’operazione.

Un arresto che si trasforma in un accerchiamento, con agenti circondati, minacciati e costretti a chiedere rinforzi. È uno degli episodi più significativi contenuti nelle carte dell’inchiesta “Jerakarni”, che ha portato al fermo di 54 persone nel Vibonese, tra cui presunti esponenti della cosca Emanuele-Idà.
I fatti risalgono al 22 aprile 2022, quando a Gerocarne un’operazione della Polizia di Stato avrebbe innescato una reazione immediata da parte di uomini ritenuti vicini alla ‘ndrina. Secondo la ricostruzione della Dda, tutto sarebbe partito da un controllo a un posto di blocco, con il ritrovamento di cocaina, che avrebbe fatto scattare una sorta di “allerta” tra i familiari.
In pochi minuti, diversi soggetti sarebbero confluiti sul posto, monitorando i movimenti degli agenti e cercando di ostacolare le operazioni. La situazione sarebbe degenerata quando i poliziotti hanno fermato una donna, sorpresa – secondo l’accusa – con oltre 200 mila euro in contanti. A quel punto, il gruppo avrebbe iniziato a inveire contro gli agenti, arrivando a minacce esplicite e a un vero e proprio accerchiamento.
Gli investigatori parlano di una “intimidazione corale”, con frasi minacciose e tentativi di affermare il controllo sul territorio anche davanti a numerosi cittadini presenti. Le intercettazioni successive, secondo la Dda, dimostrerebbero come non si sia trattato di una reazione improvvisa, ma di un atteggiamento strutturato nei confronti delle forze dell’ordine, considerate un ostacolo alle attività del gruppo.
Un episodio che, secondo gli inquirenti, evidenzia la capacità intimidatoria della cosca e il livello di tensione in cui operano quotidianamente le forze di polizia sul territorio.
