Congresso Pd a Vibo, irrompe Soriano: "Atto di arroganza fuori dalle regole"
Pesantissime le allusioni del componente della direzione regionale: "Si agisce come nelle società segrete nate contro lo Stato"
Saltano gli schemi, dirigenti contro dirigenti, correnti che tornano a sfidarsi a duello, vecchi militanti che reclamano attenzione e denunciano irregolarità. Nel Pd vibonese, a poco meno di due settimane dal congresso, la tensione si taglia a fette. E dopo De Nisi, Callipo, Lo Schiavo e Stefano Soriano, irrompe con un dettagliato documento Michele Soriano, già candidato a sindaco del capoluogo, ex capogruppo di palazzo "Luigi Razza" e componente della direzione regionale del partito. Convinto come e più degli altri che la celebrazione del congresso provinciale sia “un atto di arroganza, contro ogni regola” che mette la "maggioranza e non la minoranza" fuori dai giochi.
L'attacco. “Ad oggi non vi sono gli elenchi dei tesserati, che restano rigorosamente segreti come è uso – attacca - in altre associazioni, nate contro lo stato e la società stessa”. Poi aggiunge: “Non si conosce il regolamento e, cosa strana, vi saranno solo tre giorni di tempo per presentare un segretario alternativo, per compilare le liste e raccogliere le firme necessarie. Tutto ciò quando la direzione regionale del Pd ha fissato una due giorni a fine luglio per discutere sull'organizzazione”.
Lo scontro. Impietose le critiche anche ad Ernesto Magorno e a Donato Riserbato che “hanno omesso contro ogni regola stabilita dallo statuto – scrive il dirigente del Pd - di esaminare e rispondere per iscritto ad un mio articolato ricorso, presentato giorni fa, sul tesseramento fatto nel chiuso di case private e mai certificato dalla commissione di garanzia per come denunciato da uno dei componenti che si è dimesso in contrasto”.
I rapporti di forza. Sui numeri Soriano imbastisce un articolato ragionamento per dimostrare che non sarà la minoranza “ ma la maggioranza del partito a non partecipare al congresso ove una dirigenza poco attenta decidesse di portare a termina questa pazzia di mezza estate”. Partendo dall'assemblea del febbraio 2013 Soriano rammenta che “essa era formata per il 40% dall'area Denisi, per il 15% dalla componente Rifare l'Italia e per il 45% dall'area Censore”. Oggi, "sarebbe interessante fare un congresso con le stesse regole del 2013, per verificare – sottolinea - con un tesseramento libero e trasparente, chi è maggioranza e chi minoranza e non imporlo con regole addomesticate e un tesseramento mai aperto”.
La chiosa. Poi l'affondo conclusivo: “Non basta dichiarare a Roma - accusa Soriano - che questo conta zero, quell'altro quasi zero e l'altro sottozero. Per essere maggioranza bisogna dimostrarlo, con un congresso aperto e un tesseramento trasparente, inclusivo e non esclusivo, senza imbrogli, per come previsto dallo statuto. Noi abbiamo chiesto e chiediamo questo. Scusateci se pretendiamo legalità”.
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