'Ndrangheta, i nomi dei boss e dei narcos calabresi scarcerati per Coronavirus
Continuano le scarcerazioni di boss mafiosi e trafficanti di droga a causa dell'emergenza sanitaria in corso. La ragione è sempre la stessa: visti i pregressi problemi di salute sono fortemente a rischio in caso di contagio da Coronavirus. E così via, a casa, tutti ai domiciliari. Il quotidiano “Repubblica” ha pubblicato in esclusiva l'elenco dei nomi di coloro che sono stati scarcerati, fornito alla commissione parlamentare antimafia dal Dap (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria). Si tratta di 376 tra mafiosi e narcotrafficanti: 61 a Palermo, 67 a Napoli, 44 a Roma, 41 a Catanzaro, 38 a Milano e 16 a Torino. Di questi, tre (Pasquale Zagaria, Francesco Bonura e Vincenzo Iannazzo) erano al 41bis - il cosiddetto “carcere duro” - gli altri erano inseriti nei reparti di “Alta sicurezza 1”, ovvero usciti dal 41bis, e “Alta sicurezza 3”, ovvero coloro che sono stati condannati per reati di competenza delle Direzioni distrettuali antimafia, tra cui il traffico di stupefacenti.
Gli scarcerati in Calabria. Nella lista presentata alla commissione antimafia figurano in Calabria 41 nomi. Nello specifico si tratta di 11 condannati per mafia e traffico di droga e 30 accusati per gli stessi reati ma in attesa di giudizio. Tra i detenuti al 41bis c’è Vincenzo Iannazzo, 65 anni, capo dell’omonima cosca mafiosa lametina, mandato a casa con il braccialetto elettronico per impedire che si allontani dalla propria abitazione. Ma nell'elenco figura anche Francesco Ventrici, 48 anni, originario di San Calogero, a cui il magistrato di sorveglianza di Reggio Calabria ha concesso in via provvisoria la detenzione domiciliare. Ventrici, citato anche nel libro "Zerozerozero" di Roberto Saviano, è considerato uno dei principali broker di cocaina in Europa, condannato più volte per narcotraffico e non solo. Ma anche Fabio Costantino, "manager" della famiglia di ‘ndrangheta Mancuso di Limbadi, e Emilio Pisano, cognato del boss di Ariola Antonio Gallace, denunciato da un imprenditore che non voleva pagare il pizzo sull'appalto che si era aggiudicato. La lista è ancora lunga, e tra i diversi nomi spicca quello di Rocco Santo Filippone, 72 anni, considerato uomo di fiducia del clan Piromalli e imputato nel processo “’ndrangheta stragista”; e quello di Domenico Camillò, 79 anni, ritenuto il massimo esponente della ‘ndrangheta a Vibo e arrestato lo scorso 19 dicembre nella maxi operazione “Rinascita-Scott".
Permessi giornalieri per accudire gli animali. Tra coloro che hanno potuto godere del beneficio dei domiciliari c'è anche Sebastiano Giorgi, 53 anni, narco-boss della 'ndrangheta appartenente all'omonima cosca di San Luca nel Reggino. Il suo è un caso particolare perchè, come riporta Giovanni Tizian su "l'Espresso", oltre a non dover indossare il braccialetto elettronico potrà assentarsi per due ore al giorno dalla propria abitazione per prendersi cura degli animali. Sempre a San Luca sono finiti ai domiciliari anche Francesco Mammoliti, 71 anni, boss dell'"Anonima sequestri", e Antonio Romeo, detto il “Gordo”, 63 anni, narcotrafficante con alle spalle una condanna definitiva a 17 anni.
I nomi in provincia di Reggio Calabria. Nel reggino l'elenco continua ancora, con nomi più o meno di spicco. Si va da Demetrio Serraino - 73 anni, fratello di don Ciccio Serraino denominato "re della montagna", uno dei boss più influenti della vecchia 'ndrangheta - a Pasquale Lombardo, di Brancaleone, arrestato (in attesa di giudizio) in un'inchiesta sulle nuove leve, per lui la pubblica accusa ha chiesto 13 anni di carcere. Ma anche Rocco Morabito di Africo, detto “u Pilusu”; Domenico Longo, 53 anni, secondo gli investigatori reggente della 'ndrina Longo di Polistena; Vincenzo Bagalà, anche lui in attesa di giudizio, considerato dalla Dda di Reggio Calabria il braccio destro del boss di Gioia Tauro Antonio Piromalli; e Domenico Pepè, arrestato per traffico internazionale di stupefacenti. Nella lista compare anche il nome di Carmine Alvaro mandato ai domiciliari dal giudici del Tribunale di Palmi.
Le ramificazioni nel Nord Italia. Ma l'elenco è lungo e comprende anche tanti mafiosi e narcotrafficanti della 'ndrangheta insediatasi nelle regioni del Nord. Tra questi troviamo Domenico Perre, 64 anni, che ha ottenuto gli arresti domiciliari dal Tribunale di Sorveglianza di Milano dopo 22 anni passati in carcere per il sequestro di Alessandra Sgarella, l'imprenditrice lombarda rapita a Milano l'11 dicembre 1997 e rilasciata a Locri nove mesi dopo; e Marcello Muto, considerato uno degli esattori del clan di ‘ndrangheta Grande Aracri insediatosi in Emilia. E ancora Paolo Pelaggi e i "lombardi" Pio Candeloro, Saverio Catanzariti, Alfonso Rispoli e Leonardo Priolo.
"Sono più protetti di noi". Da Milano a Palermo però i magistrati non ci stanno. “I detenuti al 41-bis sono in isolamento, sono in cella singola e possono incontrare un numero limitato di detenuti, quattro al massimo. Vivono dunque in assenza di promiscuità e dall’eventuale contagio sono di fatto più protetti di noi”, ha dichiarato al "Fatto Quotidiano" Alessandra Dolci, procuratore aggiunto a Milano e capo della Direzione distrettuale antimafia. A lei fanno eco i pm di Palermo, che sulle pagine di "Repubblica" sintetizzano in poche parole l’assurdità di queste scarcerazioni: “Il diritto alla salute è sacrosanto, ma i domiciliari sono assolutamente inidonei per soggetti ad alta pericolosità”.
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