Corte dei Conti "bacchetta" la Regione: pagamenti duplicati e partecipate in rosso
Secondo la magistratura contabile, in cima alla graduatoria c'è l'Aterp di Vibo con un aumento della spesa del 56%
La Calabria ha restituito allo Stato 2.693.000 euro non spesi, destinati al diritto allo studio, agli studenti anche disabili e del diritto al lavoro dei disabili. Lo ha evidenziato la sezione regionale della Corte dei Conti durante la seduta relativa alla parificazione del rendiconto generale della Regione Calabria per l'esercizio finanziario 2015. Il dato è riportato nella relazione del consigliere della Sezione regionale di controllo per la Calabria, Massimo Balestrieri. Nello specifico i fondi rispediti indietro riguardano: 1.524.000 euro destinati all'attuazione degli interventi per il diritto allo studio; 550.000 euro destinati ai contributi e benefici a favore degli studenti, anche con disabilità; 619.000 euro per il diritto al lavoro dei disabili. Il consigliere relatore ha evidenziato che "la Regione non è stata in grado di gestire le risorse provenienti dallo Stato e destinate a studenti, anche con disabilità e al diritto al lavoro dei disabili".

Partecipate. Avrebbero dovuto ridurre le spese generali di almeno il 10 per cento, hanno invece sforato di diversi punti percentuali rispetto al limite imposto. L'analisi impietosa sulla situazione delle società e degli enti strumentali della Regione Calabria è emersa stamane nella relazione del giudice referendario della Corte dei conti, Elisabetta Usai, nel corso dell'udienza dedicata al giudizio di parificazione del rendiconto generale dell'ente per l'esercizio finanziario 2015. Secondo la magistratura contabile, in cima alla graduatoria c'è l'Aterp di Vibo Valentia, con un aumento della spesa pari al 56,76 per cento. A seguire l'Aterp di Cosenza (+44,64%), l'Ardis (+13,17), l'Aterp di Reggio Calabria (+7,78), l'Arsac (+1,63). Di contro, sono stati evidenziati i risultati positivi raggiunti da Arcea, Arpacal, Calabria Verde, Calabria Lavoro e Aterp di Crotone, tutti con una riduzione superiore al 10 per cento. Leggermente inferiore il dato dell'Aterp di Catanzaro, con un meno 7,69 per cento. La relazione ha evidenziato anche l'incremento della spesa per il personale, rispetto al 2014, relativa a Calabria Verde e, in tono minore, Aterp di Reggio Calabria e Catanzaro, mentre Calabria lavoro ha quasi raddoppiato questa voce per l'assorbimento del personale dell'Ardis. Il giudice ha sottolineato diverse inadempienze nel controllo e nella gestione delle società e degli enti strumentali della Regione, compresa la mancata pubblicazione dei compensi agli amministratori e agli organi di controllo delle società partecipate, mentre ha ribadito "un quadro problematico" rispetto alle perdite delle partecipate, "ancora caratterizzato da risultati di esercizio negativi (in alcuni casi fortemente)".

Duplicazioni pagamenti. Il rendiconto generale della Regione Calabria per l'esercizio finanziario 2015 è stato "parificato" dalla Corte dei conti della Calabria, ma non sono mancati i rilievi dovuti a diverse anomalie su cui la magistratura contabile ha posto l'accento nelle tre relazioni presentate oggi nel corso dell'udienza che si è svolta a Catanzaro. Rispetto ai debiti fuori bilancio e ai pignoramenti, il consigliere Massimo Balestrieri ha denunciato la duplicazione di alcuni pagamenti a titolo di compensi professionali, oltre a vincoli di cassa per procedure esecutive presumibilmente estinte, ma anche l'assenza di comunicazioni da parte dei Dipartimenti interessati. Una situazione di opacità, dunque, rilevata dalla Corte nei conti della Regione, al punto da richiamare in diversi aspetti contabili delle "gravi criticità" e un "forte ritardo nella programmazione e realizzazione degli investimenti". Criticità che emergono anche nella spesa del personale non assunto a tempo indeterminato, ritenuta in costante aumento. Anche il giudice referendario Michela Muti ha segnalato diversi problemi nel sistema dei controlli interni alla Regione, a partire dai ritardi con cui vengono approvati gli atti ad essi relativi.

Trasporto pubblico locale. Temi ripercorsi nella relazione del presidente della Sezione regionale di controllo per la Calabria, Tommaso Salomone, che nell'analizzare ogni aspetto del Rendiconto generale ha portato alla ribalta altre anomalie. Come quelle relative al trasporto pubblico locale, per il quale il presidente Salomone ha evidenziato "la difficoltà di operare con criteri di efficienza". Davanti alla programmazione da attuare per il settore attraverso il Piano dei servizi di trasporto pubblico locale e del trasporto ferroviario regionale, la Regione Calabria - ha spiegato - ha scelto la strada meno redditizia dal punto di vista dei servizi. Il Piano approvato nel 2013, infatti, "risulta per lo più basato sull'aumento delle tariffe vigenti e l'abolizione delle agevolazioni tariffarie, con contemporanea soppressione - è scritto nella relazione - dei servizi delle linee extraurbane, riduzione dei servizi urbani, chiusura di linee ferroviarie regionali e riduzione delle fermate di Trenitalia". In poche parole, anzichè tentare di "modernizzare il settore" si è scelta la strada più breve degli aumenti e dei tagli dei servizi".

Patrimonio immobiliare. Un patrimonio immobiliare quasi sconosciuto, con troppi dubbi e incongruenze: è il procuratore regionale della Corte dei conti, Rossella Scerbo, a muovere i rilievi alla Regione Calabria di "affrettarsi nell'adottare un nuovo regolamento di contabilità". Nella relazione presentata oggi nel corso dell'udienza per la parificazione del Rendiconto di bilancio 2015, Scerbo ha puntato il dito su "incertezze" e "rischi per gli equilibri di bilancio", legati alla poca chiarezza e alla scarsa corrispondenza dei dati alla realtà dei fatti. Per iniziare il percorso di messa a norma del bilancio, la Regione ha dovuto adottare dei piani di rientro che hanno impegnato i bilanci futuri anche con un "peso non indifferente degli ammortamenti". Nell'analisi del procuratore sono emersi un aumento del numero dei dirigenti, il superamento del tetto di spesa per le assunzioni con lavoro flessibile, una imponente mole di contenziosi non chiariti. Rispetto al patrimonio dell'ente è emersa, ancora una volta, una drammatica carenza legata alla "non completa inventariazione" che è stata definita dal procuratore come "un preoccupante deficit conoscitivo". In questa direzione è stato segnalato anche il rischio che possano esserci "immobili detenuti da terzi, a vario titolo, magari con il rischio di un'usucapione, senza che la Regione ne ricavi un'entrata".
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