Corte dei conti, Oliverio: "I dirigenti pagheranno in prima persona"
Il governatore sugli sprechi delle Partecipate: "Sono purtroppo note le vicende giudiziarie che hanno interessato i vertici amministrativi di Enti strumentali e Fondazioni"
Nell’anno sottoposto al giudizio di codesta Corte la Regione Calabria, ha dovuto affrontare importanti sfide di carattere sociale, economico e finanziario derivanti anche dai continui sforzi e sacrifici richiesti dal Governo centrale agli enti territoriali in termini di concorso agli obiettivi di finanza pubblica. Nonostante ciò, anche nel 2015 siamo riusciti a raggiungere gli obiettivi stabiliti oltre a dare attuazione alle disposizioni dettate in sede di giudizio di parifica dell’esercizio finanziario 2014 adottando le richieste misure conseguenziali.
Grazie ad una azione sinergica, coordinata anche mediante l’adozione di specifiche linee di indirizzo dettate dalla Giunta, mi pare di poter affermare che è stato conseguito un obiettivo veramente sfidante, in quanto legato al raggiungimento del pareggio di bilancio riuscendo, nel contempo, a concedere spazi finanziari agli enti locali pari a oltre 46,6 milioni di euro attraverso l’attuazione del patto verticale incentivato. Inoltre, è stato rispettato il limite di indebitamento, che è tra i più bassi tra quelli del comparto delle Regioni, e si è ottemperato alle disposizioni dettate in tema di armonizzazione contabile e qui, in particolare, al principio della competenza finanziaria potenziata, con il conseguente riaccertamento straordinario dei residui attivi e passivi, nonché con l’individuazione e la corretta applicazione del “fondo pluriennale vincolato” e del “fondo crediti di dubbia esigibilità”.
Inutile nascondere che la strada da percorrere è ancora lunga e impervia ove si consideri che, come evidenziato anche da questa Sezione di controllo, non tutte le strutture regionali riescono a garantire la dovuta ed efficiente azione amministrativa sia nelle concrete attività loro assegnate che nei tempi di espletamento dei propri compiti. Inoltre, la Regione deve ancora affrontare gli adempimenti dell’esercizio 2016 che, come rilevato anche nelle linee guida dettate dalla Sezione delle Autonomie con la delibera 9/2016, rappresenta il vero momento di prova per l’entrata a regime della riforma contabile per gli Enti territoriali che hanno rinviato alcuni degli adempimenti richiesti all’armonizzazione quali l’affiancamento della contabilità economico patrimoniale a quella finanziaria, per garantire la rilevazione unitaria dei fatti gestionali e la predisposizione del bilancio consolidato.
Per quanto riguarda le tematiche legate alla gestione dei debiti fuori bilancio e dei pignoramenti - che, inutile nasconderlo, rappresentano indubbiamente una ”criticità” come più volte e da più parti è stato osservato - si deve osservare che, per come preannunciato lo scorso anno, è stata realizzata la riorganizzazione della struttura burocratica della Giunta regionale e sono stati istituiti Settori ad hoc presso ciascun Dipartimento regionale. I dirigenti di questi settori sono chiamati a monitorare in modo continuo e costante le procedure necessarie ad evitare che i tempi richiesti per la trasmissione delle comunicazioni tra creditore, avvocatura e dipartimenti possano tradursi – come il più delle volte è successo - in un inutile e costoso ritardo; gli stessi dirigenti devono, altresì, sollecitare la “regolarizzazione amministrativa” degli atti di pignoramento la cui omissione potrebbe “essere foriera di danni all’erario”. Oltre a ciò, sono in fase di individuazione specifici obiettivi gestionali da attribuire alla struttura burocratica regionale attraverso il prossimo “Piano della performance”. Il mio obiettivo è di sottolineare, anche in termini di performance individuale e organizzativa e quindi di valutazione e di retribuzione di risultato, l’importanza dell’eliminazione delle disfunzioni rilevate da codesta Corte. Conseguentemente, dico qui a voce chiara: se un dirigente impegna l’amministrazione con un debito fuori bilancio e assume obbligazioni nei confronti di terzi in modo ingiustificato ne risponderà in termini di retribuzione di risultato, oltre che nelle forme e nei luoghi previsti dalla legge. Auspico quindi fortemente che gli interventi organizzativi e l’attribuzione di specifici obiettivi in materia di debiti fuori bilancio e pignoramenti, possa portare alla drastica riduzione delle criticità rilevate da codesto Collegio in materia. Non può sottacersi, tuttavia, che allo stato i debiti attengono il più delle volte a situazioni debitorie pregresse, e che gran parte dei pignoramenti afferisce a vertenze dell’ex- AFOR e nelle quali la Regione viene chiamata in causa in qualità di “terzo pignorato”. Tuttavia, tenuto conto delle recenti decisioni della magistratura di appello nella parte in cui riconosce l’estraneità della Regione in tali vertenze, si presume, in base a quanto sostenuto dalla nostra Avvocatura, che il volume dei pignoramenti del prossimo esercizio finanziario dovrebbe sensibilmente ridursi.
Alle criticità sollevate in ordine agli Enti strumentali e alle società partecipate, questione cardine e problematica per gli equilibri del bilancio regionale e che necessiterebbe di una trattazione molto approfondita, deve prioritariamente segnalarsi il cambio di passo nella gestione e nel controllo degli “Enti strumentali”. Ciò è attestato anche dall’approvazione da parte di questo Governo di documenti contabili riferiti ad esercizi lontani nel tempo ma mai sottoposti ai controlli previsti dalla previgente normativa contabile e dall’invio di alcuni degli stessi anche ai competenti Organi della Procura regionale della Corte dei conti al fine di verificare l’esistenza di danni all’erario derivanti dal mancato rispetto delle norme sul contenimento delle spese. Sono purtroppo note, inoltre, le vicende giudiziarie che hanno interessato i vertici amministrativi di Enti strumentali e Fondazioni. Non deve dunque meravigliare se la prima fase dell’azione di riordino e di bonifica, come più volte mi è capitato di dire, si è basata sull’uso – certo esteso ma pure necessario - dello strumento del commissariamento; uno strumento, da alcuni pure criticato, ma che ha consentito di riportare alla luce e sotto il controllo della struttura dirigenziale regionale situazioni di vario genere e natura, forse a questa Corte ben note. Ora bisogna partire con una fase nuova: quella della ricostruzione, anche legislativa, dell’intero sistema degli enti e delle fondazioni sulla base di tre principi cardine che stanno al fondo anche della recente riforma Madia: a) riduzione del numero degli enti interessati; b) garanzia della sostenibilità economica; c) riqualificazione dei servizi erogati. E’ in questa prospettiva che posso ora confermare, dinanzi a questa Corte, che è stato finalmente terminato il processo di accorpamento delle cinque Aziende territoriali per l’edilizia residenziale pubblica intrapreso anni or sono ma portato a termine grazie all’alacre lavoro dei Dipartimenti regionali coinvolti e all’impulso fornito da questa Giunta. E’ stato effettuato anche l’accorpamento dei Consorzi industriali, mediante l’istituzione del CORAP, è stata realizzata la chiusura della società SIAL servizi spa e sta per concludersi la liquidazione dalla Fondazione “Calabria Etica” nonché della Fondazione Magna Grecia che costituiscono esattamente il modello di ciò che non bisogna fare.
Posto che le attività inerenti agli Enti e alle società regionali sono ancora numerose, sebbene molto sia stato già compiuto, la necessità di redigere il bilancio consolidato regionale e, quindi, di definire correttamente le situazioni debitorie e creditorie tra la Regione e gli Enti che rientrano nel “Gruppo amministrazione pubblica regionale”, hanno reso ineludibile il potenziamento del ruolo di indirizzo e controllo che questa Amministrazione regionale deve e vuole esercitare nei confronti dei propri Enti. Del resto il severo regime sanzionatorio previsto in caso di mancata o tardiva redazione del citato documento contabile (impossibilità di effettuare assunzioni a qualunque titolo, anche di collaboratori a contratto), impone un cambio di passo nella gestione complessiva degli enti e delle società partecipate.
