Le Democratiche contro il sindaco vibonese anti-aborto
«Non vogliamo pensare che “certa” destra ha vinto le recenti elezioni politiche, e già c’è chi si sente autorizzato a mettere in discussione diritti acquisiti, ottenuti a suon di aspre lotte e lunghe battaglie. Un conto è gioire per la sconfitta di un avversario politico, e anche qui ci sarebbe da polemizzare considerato il metodo usato, al di là del merito, un conto è permettersi di sindacare su questioni così delicate».
Vladimira Pugliese e Teresa Esposito, da portavoce regionale delle donne Democratiche e da portavoce provinciale delle Democratiche di Vibo Valentia, ritengono «grave ed inammissibile che una persona, ancor più se riveste un ruolo istituzionale e perciò presumibilmente, garante dei diritti di tutti gli individui, faccia, a mezzo stampa, passare dei messaggi pericolosi e fuorvianti». Il riferimento è al post pubblico, poi rimosso, di Marco Martino, sindaco di Capistrano, che come riportato da Zoom24.it si è scagliato contro Emma Bonino e l’aborto (qui l’articolo).
«Basterebbe un po’ di sensibilità per comprendere, quanto per una donna possa essere difficile pervenire alla decisione di abortire. Riteniamo sia inimmaginabile il tormento e le sensazioni contrastanti che pervadono l’animo di una gestante, nel momento in cui arriva alla determinazione di sottoporsi ad una “interruzione volontaria di gravidanza”. È fuori da ogni logica affrontare temi del genere con superficialità e mancanza di buon senso. Non basta invitare una donna a portare a termine la gravidanza e poi lasciare il proprio bambino, tanto poi qualcuno se ne occuperà. Queste affermazioni sono in totale disconnessione dalla realtà!», hanno asserito Pugliese ed Esposito.
«Pensiamo per un attimo a tutte le donne del mondo, in tanti casi bambine o adolescenti, violentate, abusate, schiavizzate, o anche alle donne che scoprono malformazioni o patologie inguaribili dei loro feti, o alle donne che si trovano in una condizione di estremo disagio. – hanno continuato - La legge 194, che tra l’altro ha compiuto 40 anni, nel 2018, ha, principalmente posto fine agli aborti clandestini che tanti rischi provocavano, e ha di fatto cementato un cambiamento non solo normativo, ma anche e soprattutto culturale, “in fatto di libertà sessuale e di autodeterminazione delle donne riguardo le proprie scelte procreative”».
«Vorremmo ricordare che nella nostra bell’Italia, decisivo, purtroppo, fu per questa legge, il 10 luglio del 1976, un incidente accaduto all’industria Icmesa –della multinazionale svizzera Hoffman-La Roche - di Meda, che provocò la fuoriuscita di una nube di diossina, sostanza altamente tossica e dannosa per l’uomo e per l’ambiente, che interessò una grande area che coinvolse i comuni limitrofi. – hanno proseguito nella disamina - Tantissime le donne incinte, che per lavoro o semplicemente perché risiedenti in quelle zone, furono investite da quel disastro, per cui, il ministero della Giustizia autorizzò le interruzioni di gravidanza, pur in assenza di una legge. Ci teniamo a citare le parole dell’allora presidente del Consiglio Giulio Andreotti, che firmò la legge, (un politico di chiara e netta ispirazione cattolica): “I gravi pericoli che incombono sulle gestanti con la decisione che deve essere posta in capo alle donne che ritengano di dover interrompere la maternità”».
Rilevanti furono anche le battaglie condotte dal movimento femminista, che «con grande fermezza e costanza» portarono avanti la richiesta di promulgazione della 194. Legge che «resistette ai vari referendum ed ai vari tentativi di attacchi immotivati e pretestuosi». «I diritti di uno sono i diritti di tutti, e non conoscono colore politico. Non si toccano, anzi semmai si estendono e se ne acquisiscono altri, diversamente siamo in democrazia, e con ogni mezzo democratico e civile, saremo pronte ad ogni forma di protesa. Ci auguriamo che le esternazioni del Sindaco Martino, verso il quale sinceramente, nutriamo simpatia e stima, siano isolate, e frutto di un momento di confusione e di euforia, null’altro», hanno concluso.
