Fine pena mai. È questa la sentenza pronunciata nel pomeriggio di oggi dalla Corte d’Assise di Firenze nei confronti di Antonino La Scala, il 48enne originario di Vibo Valentia accusato dell'efferato duplice omicidio di Umberto Della Nave (84 anni) e della moglie Dina Del Lungo (83).

L'uomo, presente nell'aula bunker al momento della lettura del dispositivo, è rimasto impassibile dinanzi alla condanna al massimo della pena, confermando quella freddezza che, secondo l'accusa, avrebbe caratterizzato anche l'esecuzione del delitto. La Corte ha accolto in toto le richieste del pubblico ministero Barbara Bresci, che aveva ricostruito minuziosamente l'orrore consumatosi nel dicembre 2023.

Antonino La Scala

La vicenda risale a un drammatico pomeriggio di dicembre, quando i Vigili del Fuoco e i Carabinieri intervennero in un’abitazione di via Roma, a Bagno a Ripoli, per quello che sembrava un tragico incendio domestico. Domate le fiamme, la scoperta fu terribile: i corpi senza vita dei coniugi Della Nave, figure storiche del borgo (Umberto era noto a tutti come il "civaiolo" di Osteria Nuova).

Se in un primo momento si era ipotizzata una fatalità dovuta a un corto circuito, l'autopsia ha squarciato il velo di fumo sulla dinamica: Umberto Della Nave era stato colpito mortalmente con un coltello mentre Dina Del Lungo era stata strangolata senza pietà.

L'incendio non era stato un incidente, ma un maldestro tentativo dell'assassino di distruggere ogni prova del massacro.

Le indagini si sono concentrate quasi subito su La Scala, conoscente della coppia. Il movente sarebbe legato a motivi economici: Della Nave, con estrema generosità, aveva prestato al 48enne del denaro e persino una moto. Proprio il giorno del delitto, l'imputato si era recato nell'abitazione dei coniugi ufficialmente per saldare il debito e restituire il mezzo.

A incastrare definitivamente l'uomo un'impronta digitale, diverse tracce ematiche riconducibili a La Scala rinvenute sulla scena del crimine, i filmati delle telecamere di videosorveglianza della zona e i tabulati telefonici hanno permesso di tracciare ogni suo spostamento prima e dopo il duplice omicidio.

Nonostante nessun familiare delle vittime si sia costituito parte civile, la giustizia ha fatto il suo corso con una sentenza pesante che chiude uno dei capitoli più neri della cronaca toscana recente, riportando l'attenzione sulla ferocia di un crimine consumato contro due persone indifese che avevano teso una mano al loro futuro carnefice.