Girolamo Biagio detto Mommo Bruzzese, 55 anni, pentito della ’ndrangheta, arrivato a Pesaro dal 2008 con la protezione dello Stato, non vuole andare via da qui. Lo hanno sollecitato a fare le valigie al più presto dopo l’agguato mortale al fratello Marcello. Ma lui non cede. E ieri mattina, durante le sue due ore di permesso giornaliero dovendo scontare agli arresti domiciliari le condanne passate in giudicato, ha fatto una mossa sicuramente inedita. Si è presentato al comando della polizia municipale di Pesaro, dall’altra parte della strada rispetto alla sua abitazione al centro Benelli, dove stazionano dalla sera di Natale due vetture dei carabinieri, e ha chiesto di parlare col comandante Gianni Galdenzi, che era fuori città.

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Allora ha avuto contatti con la vice Francesca Muzzini alla quale ha chiesto di poter incontrare il sindaco Matteo Ricci e il ministro che di lì a poco sarebbe arrivato in prefettura perché intendeva mettere in chiaro quali fossero le sue intenzioni: «Io non voglio andarmene da qui, da Pesaro. La mia famiglia non mi seguirebbe e nemmeno io voglio andare via. Qui ci sentiamo più sicuri». Il sindaco Ricci non ha accolto la richiesta di parlare col pentito della ’ndrangheta ma riferendo alla procura della Repubblica e al comitato per l’ordine e la sicurezza la bizzarra visita di Girolamo Biagio Bruzzese al comando della Municipale. Di fronte al rifiuto del sindaco di incontrarlo, Bruzzese è tornato via dicendo però di non demordere: «Voglio parlare col sindaco Ricci».

Perquisite nella notte quindici case. Tutte di calabresi, che sono da anni residenti a Pesaro. I carabinieri cercano le pistole dei killer. Sono convinti o hanno il sospetto che le abbiano consegnate ad un basista locale, quasi sicuramente ad un conterraneo, con o senza guai con la giustizia. a sono state perquisite anche le case della famiglia Crea a Rizziconi, in provincia di Reggio Calabria, dove si sospetta che sia stata presa la decisione di vendicarsi contro i Bruzzese facendo uccidere il fratello del collaboratore di giustizia Biagio Bruzzese, autore dell’agguato del 2003 al capo clan Teodoro Crea, sopravvissuto e ora 82enne in carcere in regime di massima sorveglianza.

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Ma le indagini si concentrano sui video. Ce ne sono almeno 4 in mano agli inquirenti. Immagini registrate da telecamere private e del Comune che riprendono i due sicari mentre camminano nelle ore precedenti all’omicidio sia nel Corso che in via Bovio. Non si riconoscono in volto ma le tecniche per la ricostruzione somatica dei volti in base ai dettagli può consentire di dare una fisionomia a quelle ombre. E’ certo che Marcello Bruzzese, 51 anni, calabrese di Rizziconi, in provincia di Reggio Calabria, fosse tornato a Pesaro dalla Francia esattamente il 22 dicembre. La famiglia è sempre rimasta a Pesaro ma lui no. Da anni si muoveva oltre cortina per lavoro dove intendeva stabilirsi per aprire un’attività, forse un supermercato, dopo aver provato ad avviare una pizzeria col fratello Girolamo proprio a Pesaro, un progetto naufragato nel maggio scorso per mancanza di soldi da investire. La procura della Repubblica ha avuto ieri i primi riscontri dall’autopsia: 4 colpi mortali al volto di Bruzzese, che lo hanno ucciso all’istante, ma il corpo è crivellato di pallottole. Intanto in procura vanno volontariamente dei testimoni. Ieri 4. Che nessuno ha chiamato ma che si sono sentiti in dovere di riferire quello che hanno visto.

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