Emergono nuovi dettagli dall'inchiesta condotta dai carabinieri. L'omicidio di Angelo Antonio Corigliano sarebbe stato pianificato nel corso di un'apposita riunione di 'ndrangheta

di MIMMO FAMULARO

Sarebbe stato pianificato nel corso di un vero e proprio summit presieduto dal boss di Mileto Pasquale Pittito (attualmente sottoposto alla misura del 41 bis nel carcere di Parma) l'agguato che è costato la vita ad Angelo Antonio Corigliano, il 30enne ammazzato a colpi di pistola nell'agosto del 2013 in risposta all'omicidio di Giuseppe Mesiano, avvenuto un mese prima. E' questo uno degli aspetti rilevanti che viene fuori dall'inchiesta coordinata della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e condotta di carabinieri del Nucleo investigativo di Vibo che ha portato al blitz denominato in codice "Miletos". 

Omicidio-Corigliano-MiletoLa figura di Pasquale Pititto. Tra i dodici indagati spicca il nome di Pasquale Pititto, 50 anni, ritenuto dagli inquirenti il capo del "locale" di 'ndrangheta di Mileto. Nell'ordinanza di custodia cautelare viene tracciato un veloce profilo del 50enne, coinvolto in diverse inchieste antimafia e già condannato all'ergastolo per omicidio in concorso e porto illegale di armi in concorso. Lo stesso Pititto è stato vittima di due tentati omicidi perpetrati tra il 1990 ed il 1992 nel corso dei quali riportava gravi ferite alla schiena che lo costringevano a vivere sulla sedia a rotelle. Recentemente è finito al centro della cronaca giudiziaria perché coinvolto nell'operazione Stammer condotta dalla guardia di finanza di Catanzaro e accusato di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti aggravata dal metodo mafioso. Ristretto ai domiciliari nella sua abitazione di San Giovanni, frazione di Mileto, secondo gli inquirenti impartiva ordini ai suoi sodali e, tra questi, a Salvatore Pititto, Domenico e Rocco Iannello, altri tre indagati dell'inchiesta "Miletos". 

Oksana VermanLe rivelazioni della pentita. A chiamare in causa Pasquale Pititto sono le dichiarazioni della pentita Oksana Verman, l'amante di Salvatore Pititto. Fatali le confidenze che il cugino del boss avrebbe fatto alla neo-collaboratrice di giustizia le cui dichiarazioni sono finite nero su bianco nell'ordinanza di custodia cautelare a riscontro dell'attività investigativa condotta dai carabinieri. E la Verman racconta nei particolari cosa è accaduto in quella drammatica estate del 2013. Parla dei contrasti tra le famiglie Mesiano e Corigliano sfociati nell'omicidio di Giuseppe Mesiano e in quello di Angelo Antonio Corigliano. Ricorda l'episodio del danneggiamento della porta di ingresso dell'abitazione di Giuseppe Corigliano avvenuto la sera prima dell'agguato al capostipite dei Mesiano. Indica in Rocco Iannello l'autore di quel danneggiamento e non specifica solo il movente scatenante della faida, tra l'altro già ben chiaro agli investigatori. Ciò che emerge dalla dichiarazioni rese dalla pentita di origini ucraine è che l'omicidio di Angelo Antonio Corigliano non è soltanto la vendetta chiesta ed ottenuta dalla famiglia Mesiano ed, in particolare, da Francesco Mesiano per l'assassinio del padre, "ma - si legge nell'ordinanza - una rivalsa la cui determinazione deve essere imputata direttamente ai vertici dell'organizzazione criminale". Un "lezione" in chiaro stile mafioso, insomma.

Il summit. Per gli inquirenti l'omicidio di Corigliano sarebbe stato pianificato nei dettagli nel corso di un summit presieduto proprio da Pasquale Pititto che avrebbe decretato le modalità ed i componenti del commando da impiegare. Un agguato deciso a tavolino e compiuto materialmente da Domenico Iannello e da Salvatore Pititto: il primo nei panni di killer avrebbe materialmente sparato ed ucciso il 30enne nel centro di Mileto ed in pieno giorno mentre il secondo nella veste di conducente dello scooter lo avrebbe accompagnato sul luogo del delitto e aiutato a fuggire. A raccontarlo è sempre lei, Oksana Verman che chiama in causa anche Vincenzo Corso, il cognato di Francesco Mesiano, indicato come "supervisore". "Enzo il genero dei Mesiano" racconta agli inquirenti ma anche il braccio armato della famiglia secondo le risultanze dei carabinieri che ieri lo hanno arrestato unitamente a Francesco Mesiano, accusato di essere il mandante dell'omicidio. 

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