Autobomba a Limbadi, i sei fermati respingono le accuse: "Siamo innocenti"
Hanno risposto alle domande del gip Gabriella Lupoli e respinto le accuse mosse dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro le sei persone fermate nella notte tra domenica e lunedì dai carabinieri di Vibo nell'ambito dell'inchiesta sull'attentato dinamitardo di Limbadi costato la vita a Matteo Vinci. Nel carcere di Vibo Valentia sono comparsi per l'udienza di convalida Vito Barbara, 28 anni; la moglie Lucia Di Grillo, 29 anni; la cognata Rosina Di Grillo, 37 anni; i suoceri Domenico Di Grillo, 71 anni, e Rosaria Mancuso, 68 anni; il fratello di quest'ultima Salvatore Mancuso di 46 anni, tutti di Limbadi.
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Accuse respinte. Barbara, Rosaria Mancuso, Domenico e Lucia Di Grillo sono difesi dall'avvocato Di Renzo mentre Salvatore Mancuso è assistito dall'avvocato Marafioti e Rosina Di Grillo dall'avvocato Schimio. Gli interrogatori hanno impegnato le difese per tutta la mattina e alle domande del gip hanno risposto cinque dei sei indagati. Scena muta per il solo Domenico Di Grillo per il quale l'avvocato Di Renzo ha respinto le accuse a lui rivolte chiedendo la scarcerazione anche per motivi di salute. Tutti gli indagati si sono dunque dichiarati innocenti e le rispettive difese hanno quindi chiesto al giudice di non convalidare il fermo e di non applicare alcun tipo di custodia cautelare per difetto di gravità indiziaria.
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