La Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro ha riformato la sentenza emessa il 4 marzo 2024, con rito abbreviato, dal gip del Tribunale di Vibo Valentia, Barbara Borelli, nei confronti di Walter Loielo, 30 anni, di Gerocarne, accusato dell’omicidio del padre Antonino Loielo e del reato di occultamento di cadavere in concorso con altre persone al momento ancora ignote.

I giudici di secondo grado hanno rideterminato la pena in nove anni e 10 mesi di reclusione, in luogo dei 20 anni di carcere inflitti in primo grado. Accolti, dunque, i motivi d’appello formulati dall’avvocata Caterina De Luca, difensore dell’imputato, relativi all’errata determinazione della pena in primo grado e al riconoscimento delle attenuanti generiche, ritenute prevalenti sulla contestata aggravante. Revocata anche la libertà vigilata.

Walter Loielo collabora con la giustizia dal 28 settembre 2020. Nei verbali agli atti dell’inchiesta contro il clan Loielo, il collaboratore vibonese ha illustrato i dettagli dell’omicidio del padre, indicandone motivi, e dinamica. Secondo quanto riferito dallo stesso Loielo agli investigatori, alla base del gesto ci sarebbe stato un odio maturato negli anni nei confronti di un padre descritto come un padre-padrone, un uomo violento, soprattutto nei confronti dei figli. Il collaboratore, dunque, ha riferito di aver maturato la decisione perché non avrebbe più tollerato quelle violenze, in particolare quelle subite dai fratelli.