Processo alla 'ndrangheta, la Corte d’Appello ridetermina le pene: sei condanne e un rinvio (NOMI)
Nuova decisione dei giudici dopo l’intervento della Cassazione sul procedimento nato dall’inchiesta antidroga della Dda di Catanzaro. Riviste le sanzioni per diversi imputati
Si è concluso con una sostanziale revisione del quadro sanzionatorio il giudizio d’appello celebrato nuovamente nell’ambito del processo “Aesontium”, l’inchiesta antimafia che aveva portato alla luce una vasta rete di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti nel quartiere di viale Isonzo, alla periferia sud di Catanzaro.
La Corte d’Appello del capoluogo, chiamata a pronunciarsi dopo l’annullamento parziale disposto dalla Corte di Cassazione, ha rideterminato le pene nei confronti di sei imputati giudicati con rito abbreviato, confermando l’impianto accusatorio ma rivedendo alcuni aspetti legati alle aggravanti contestate. Per una settima imputata, invece, il procedimento è stato separato e sarà discusso in una successiva udienza.
Il nuovo verdetto ha portato a una riduzione della pena per alcuni degli imputati coinvolti, mentre in un caso la condanna è stata aumentata rispetto a quella pronunciata nel precedente grado di giudizio. Le decisioni sono maturate dopo il riesame imposto dalla Suprema Corte, che aveva chiesto ai giudici territoriali una nuova valutazione di specifici elementi giuridici relativi alla struttura associativa contestata e al ruolo ricoperto da alcuni partecipanti.
Le difese, rappresentate dagli avvocati Salvatore Iannone, Mary Aiello, Antonio Larussa, Francesco Ansani, Arturo Bova e Piero Chiodo, avevano ottenuto il rinvio del procedimento proprio grazie all’accoglimento di alcuni motivi di ricorso presentati davanti ai giudici di legittimità. Il nuovo processo d’appello ha quindi consentito una rivalutazione delle singole posizioni e una conseguente modifica delle pene inflitte.
L’indagine “Aesontium”, sviluppata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro con il supporto dei carabinieri e della Polizia di Stato, aveva preso avvio da una serie di accertamenti sul traffico di droga all’interno del quartiere di viale Isonzo. Gli investigatori avevano ricostruito l’esistenza di gruppi criminali impegnati nella gestione di un articolato sistema di approvvigionamento e distribuzione di marijuana, hashish, cocaina ed eroina.
Secondo la ricostruzione accusatoria, le organizzazioni coinvolte avrebbero controllato in modo capillare le attività di spaccio nella zona, con una precisa suddivisione di ruoli e compiti. L’inchiesta aveva inoltre evidenziato il coinvolgimento di giovanissimi utilizzati per la vendita al dettaglio delle sostanze stupefacenti, all’interno di un contesto che gli investigatori avevano descritto come un mercato della droga attivo in maniera continua e capace di attirare acquirenti provenienti da diversi quartieri della città.
La nuova sentenza rappresenta un ulteriore capitolo giudiziario di una delle più significative operazioni antidroga condotte negli ultimi anni nel capoluogo calabrese, in attesa della definizione dell’ultima posizione ancora pendente davanti alla Corte.
