Bufera nel calcio, si allarga l'inchiesta Var: indagati altri tre fischietti
L’indagine per frode sportiva coinvolge anche i vertici Rocchi e Gervasoni per presunti condizionamenti sui campionati professionistici

Non si ferma l'onda d'urto del fascicolo aperto dal pubblico ministero Maurizio Ascione sulle presunte zone d'ombra del sistema arbitrale italiano. L’indagine, delegata ai militari del Nucleo operativo metropolitano della Guardia di Finanza, ha fatto registrare nuovi importanti sviluppi con l'iscrizione di nuovi nomi eccellenti nel registro degli indagati.
Al centro degli accertamenti sono finiti i nomi di Rodolfo Di Vuolo e Luigi Nasca, specialisti della sala VAR, chiamati a rispondere del loro operato in cabina di regia durante alcuni match chiave. Si aggrava anche la posizione dell'arbitro Daniele Paterna: inizialmente convocato come persona informata sui fatti, il fischietto è ora indagato con l'accusa di aver reso informazioni false al pubblico ministero durante il suo interrogatorio.
Questi nomi si aggiungono a quelli del designatore Gianluca Rocchi e del supervisore VAR Andrea Gervasoni, entrambi già coinvolti con l’ipotesi di concorso in frode sportiva e attualmente autosospesi dalle proprie funzioni.
Il "cuore" dell'inchiesta batte su una serie di episodi che avrebbero alterato il naturale svolgimento delle competizioni. Tutto è nato da un esposto presentato nel 2024 da un legale veronese dopo le polemiche di Inter-Verona, a cui si è aggiunto il contributo dell’ex assistente di linea Domenico Rocca.
Sotto la lente d'ingrandimento della Procura sono finite diverse gare disputate nella seconda parte della stagione 2024/2025: Udinese-Parma (marzo 2025), per la quale si ipotizzano interferenze illecite nelle comunicazioni tra campo e sala VAR. Match a Bologna (aprile 2025) verifiche su scelte arbitrali che avrebbero influenzato indirettamente la corsa scudetto dell'Inter. Infine, su Salernitana-Modena un filone specifico analizza le dinamiche che hanno portato alla revoca di un calcio di rigore dopo la revisione video.
Secondo l'ipotesi accusatoria, il sistema non riguarderebbe singoli errori umani, ma una gestione volta a condizionare l’andamento delle partite. Gli inquirenti stanno analizzando chat, comunicazioni radio e tabulati per verificare se le decisioni prese davanti ai monitor fossero frutto di valutazioni tecniche o di pressioni esterne volte a favorire determinati club o risultati. Nelle prossime settimane sono previsti nuovi interrogatori che potrebbero far emergere ulteriori responsabilità all'interno dell'AIA.
