E' accusato di associazione e narcotraffico nell'ambito del processo Mediterraneo, intentato dalla Dda di Reggio Calabria

La procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria, rappresentata dal pm Roberto Di Palma, ha chiesto la condanna a 18 anni di carcere per Giuseppe Salvatore Mancuso. Il figlio del boss Pantaleone Mancuso, detto "l'ingegnere", è accusato di associazione e narcotraffico nell'ambito del processo Mediterraneo, intentato dalla Dda reggina contro la potente cosca Molè di Gioia Tauro.

L'accusa a Mancuso Secondo l'impostazione accusatoria Giuseppe Salvatore Mancuso (difeso dall'avvocato Francesco Sabatino), con altri imputati già giudicati con il rito abbreviato, sarebbe stato a capo una organizzazione di di narcotrafficanti legati al potente clan di Limbadi che avrebbe rivenduto cocaina e hashisch al clan Molè di Gioia Tauro.

L'imputato per armi Nel processo che si sta tenendo davanti al collegio del Tribunale di Palmi è imputato un altro vibonese, Claudio Ruffa di Rombiolo (difeso dall'avvocato Giuseppe Di Renzo), per il quale sono stati chiesti 5 anni di reclusione e 5mila euro di multa. Ruffa è accusato della vendita di due fucili a alcuni esponenti della cosca Molè. La cessione delle armi sarebbe avvenuta nel Vibonese. La giornata di oggi ha registrato le arringhe anche delle difese e, in particolare, quelle degli avvocati Di Renzo e Sabatino. Il processo è stato quindi aggiornato al prossimo 23 marzo con le ultime discussioni e la sentenza.

LEGGI QUI | 'Ndrangheta, la procura antimafia chiede 140 anni di carcere per il clan Molè di Gioia Tauro