In due rispondono, uno sceglie il silenzio. Francesco Bagnato, assistente capo della Questura di Catanzaro, raggiunto da un’ordinanza di misura cautelare agli arresti domiciliari, accompagnato dai legali Giampiero Mellea e Arturo Bova, davanti al gip Teresa Guerrieri, ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere dalle accuse, che lo vedono coinvolto in prima persona in un’organizzazione dedita al favoreggiamento e allo sfruttamento di prostituzione di donne di diversa nazionalità nel Catanzarese. Ha scelto invece di difendersi l’odontotecnico Antonio Fratto, anche lui agli arresti domiciliari, difeso dal legale Domenico Cortese, chiarendo la sua posizione rispetto all’accusa di aver favorito la prostituzione per finalità di lucro, utilizzando il suo laboratorio odontotecnico a Settingiano per l’attività di meretricio. E ha fornito la sua versione dei fatti, durante l’interrogatorio di garanzia, anche Bruno Dolce, codifeso dai legali Antonio Ludovico e Antonio Lomonaco, nei cui confronti la Procura contesta di aver procacciato clienti dietro compenso economico anche con annunci sul web. Dolce insieme ad Ilie Chiriac, di nazionalità rumena, considerato l’amico e il confidente di Bagnato, con cui a volte il poliziotto condivide i proventi delle attività di prostituzione, è destinatario della misura cautelare dell’obbligo di dimora nel Comune di Catanzaro. Nell’inchiesta, nome in codice “Lucciole e Lanterne”, che ha portato la Squadra mobile a notificare  un’ordinanza di misure cautelari, (di cui due ai domiciliari, due all’obbligo di dimora), disposte dal gip Teresa Guerrieri su richiesta dei sostituti procuratori Debora Rizza e Graziella Viscomi, è indagato a piede libero,  Giuseppe Borelli, titolare di un agriturismo in Borda di Sersale, all’interno del quale, secondo la Procura, veniva esercitata l'attività di meretricio. (g. p.)

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