“Cure insufficienti al boss di 'ndrangheta durante la detenzione”: la Corte di Strasburgo condanna l’Italia (NOME)
Al detenuto ergastolano non sarebbero state garantite adeguate terapie riabilitative nonostante la grave disabilità. Per i giudici europei il trattamento subito ha violato i diritti fondamentali previsti dalla Convenzione europea
La Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che lo Stato italiano non avrebbe assicurato adeguata assistenza sanitaria a Francesco Pelle, esponente della ’ndrangheta conosciuto come “Ciccio Pakistan”, condannato in via definitiva all’ergastolo per il suo coinvolgimento nella faida di San Luca culminata nella strage di Natale del 2006.
La decisione dei giudici di Strasburgo riguarda in particolare le condizioni di salute del detenuto, costretto su una sedia a rotelle dal 2006 dopo essere rimasto gravemente ferito in un agguato. Pelle soffre infatti di paraplegia agli arti inferiori e necessita, secondo le relazioni mediche acquisite nel corso degli anni, di trattamenti fisioterapici continui e specializzati.
Nel pronunciamento notificato al difensore del detenuto, l’avvocato Francesco Giampaolo, la Corte ha ritenuto che l’assistenza ricevuta durante la permanenza nei diversi istituti penitenziari italiani non sia stata sufficiente a garantire condizioni compatibili con il suo stato clinico. Per la Cedu, il mancato accesso regolare alle cure necessarie avrebbe determinato un trattamento considerato “inumano e degradante”, in violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Nel corso della detenzione, iniziata dopo l’arresto del 2008, Pelle è stato trasferito in diversi penitenziari italiani, tra Calabria, Piemonte, Sardegna, Lombardia ed Emilia-Romagna. I giudici europei hanno ricostruito la documentazione sanitaria e le decisioni adottate nel tempo dalla magistratura di Sorveglianza, evidenziando come la necessità di una riabilitazione costante fosse stata più volte certificata da specialisti e autorità sanitarie.
Secondo la sentenza, le sedute di fisioterapia effettuate dal detenuto sarebbero state sporadiche e insufficienti rispetto alle sue necessità cliniche. La Corte sottolinea inoltre che, nonostante le ripetute indicazioni mediche, per lunghi periodi non sarebbe stato predisposto un percorso terapeutico continuativo. Solo recentemente sarebbe stato fornito un apparecchio per agevolare il passaggio dalla posizione seduta a quella eretta.
