Viadotto tra Pizzo e Vibo
Viadotto tra Pizzo e Vibo

Ancora una tragedia sul grande viadotto dell’autostrada A2 del Mediterraneo tra Pizzo e Vibo Valentia. Nel primo pomeriggio di oggi Raffaele Vita, 46 anni, ha perso la vita dopo essersi lanciato nel vuoto dal ponte che sovrasta la costa vibonese, riaccendendo il dolore e le polemiche attorno a un luogo ormai tristemente conosciuto alle cronache calabresi come il “viadotto della morte”.

Secondo quanto ricostruito nelle ore successive al dramma, l’uomo avrebbe raggiunto il tratto autostradale in auto prima di fermarsi nei pressi del cavalcavia in direzione sud. Poco dopo avrebbe scavalcato le protezioni presenti sul ponte lasciandosi cadere nel vuoto da un’altezza impressionante. Immediato l’allarme lanciato da alcuni automobilisti di passaggio che hanno assistito alla scena.

Sul posto sono intervenuti in pochi minuti Vigili del Fuoco, Polizia Stradale, personale Anas e sanitari del 118. Vista la complessità dell’area e la gravità dell’accaduto è stato fatto intervenire anche l’elisoccorso, atterrato nelle vicinanze del viadotto per consentire il recupero del corpo. Ogni tentativo di salvare il 46enne si è però rivelato inutile: i medici hanno potuto soltanto constatarne il decesso.

Quello avvenuto oggi non è purtroppo un caso isolato. Negli ultimi anni il ponte autostradale che collega il territorio tra Vibo e Pizzo è stato scenario di altri drammatici suicidi che hanno profondamente colpito l’opinione pubblica vibonese.

Il primo episodio che sconvolse la provincia risale al settembre del 2016, quando Sonia Pontoriero, 42 anni di Vibo Valentia, si lanciò dal viadotto dopo aver fermato la propria automobile lungo la carreggiata. Trasportata d’urgenza in ospedale, morì poco dopo a causa delle gravissime ferite riportate nell’impatto.

Pochi mesi più tardi, nel dicembre dello stesso anno, sullo stesso ponte perse la vita Greta Medini, giovane violinista vibonese di appena 26 anni. Anche in quel caso la ragazza raggiunse il viadotto in auto prima di compiere il gesto estremo.

Nel 2019 un’altra tragedia colpì il territorio. Un trentenne originario di Filogaso fermò la vettura sul ponte, superò le recinzioni installate nel frattempo lungo il parapetto e si lasciò precipitare nel vuoto.

Tutti episodi accomunati da dinamiche molto simili: l’arrivo sul posto in automobile, la sosta improvvisa in corsia d’emergenza, il superamento delle barriere protettive e il salto nel vuoto da un’altezza compresa tra i cinquanta e gli ottanta metri.

Dopo i primi casi, negli anni erano stati effettuati lavori di messa in sicurezza con l’installazione di reti e recinzioni più alte per impedire l’accesso ai parapetti. Interventi che però non sono riusciti a fermare il ripetersi delle tragedie.

Il viadotto continua così a trasformarsi, ciclicamente, nel teatro di drammi umani che lasciano sgomenta l’intera comunità vibonese.