I Giampà, l'escalation di intimidazioni ai commercianti e le tensioni interne al clan
Sottomessi negozi e piccole attività commerciali. Luce anche sull'ordigno al cantiere situato in via del Progresso a Lamezia Terme
C'è un "Filo Rosso" che caratterizza il racket delle estorsioni nella città di Lamezia Terme. E tutto dipende - secondo gli investigatori - da gruppo capace di vantare una notevole forza intimidatoria. Due le figure chiave, tornate a commettere reati sebbene usciti dal carcere da neppure un anno. Gli inquirenti puntano l'indice su Gianluca e Pasquale Notarianni e sui rispettivi genitori, Aldo e Vincenzo Carmine Notarianni, esponenti di vertice dell’omonima ‘ndrina, confederata alla cosca Giampà.
Il racket. Ne emerge - scrivono gli investigatori - un quadro complessivo di capillare sottomissione, indifferentemente, di piccoli esercizi commerciali e di grosse aziende (un macellaio, un bar, un ristorante, un supermercato), ad ogni forma di vessazione estorsiva. Periodicamente, dalle dazioni forzose di merce di poco valore alla richiesta periodica di somme anche importanti in una logica di controllo serrato del territorio da parte del sodalizio.
Gli attentati. Accertata dalle indagini la responsabilità di alcuni dei soggetti finiti all'alba in carcere, dapprima nella collocazione di una bottiglia incendiaria e poi nella collocazione ed esplosione di un ordigno artigianale, nei pressi del cancello d’ingresso del cantiere di costruzione del nuovo palazzetto dello sport di Via del Progresso, quartiere storicamente appannaggio della consorteria, con l’intento di costringere la ditta impegnata nei lavori a cedere alle richieste estorsive.
Lotte tra bande. E' poi emerso che l’attività delittuosa della cosca si svolgeva in sostanziale, anche se non aperta, contrapposizione a quella della cosca Torcasio, recentemente colpita da altro provvedimento della Dda di Catanzaro e che, in occasione di un sequestro di armi a carico di esponenti di tale sodalizio, gli odierni arrestati entrarono in fibrillazione temendo che il fatto che i rivali ne avessero il possesso costituisse un pericolo, decidendo così di munirsene anch’essi. La comune avversione per i Torcasio non ha tuttavia evitato che all’interno del gruppo si manifestassero frizioni anche gravi. In particolare, solo pochi giorni or sono, a distanza di venti giorni circa dalla esplosione di un ordigno che ha investito il cancello d’ingresso della abitazione di Saverio Giampà e parzialmente distrutto la sua autovettura, Fabio Vescio, personaggio legato a doppio filo ai Notarianni, è stato vittima di un feroce pestaggio ad opera dello stesso Giampà e di Michael Mercuri. Soccorso dai Notarianni, si è poi nascosto per non dar conto delle lesioni riportate. Da quella data si sono succedute, captate dai diversi servizi di intercettazione, tutta una serie di minacce gravissime nei confronti del Giampà e di Mercuri il quale ultimo, a sua volta, temendo di rimanere vittima di una imboscata, ha lasciato la città. Proprio il precipitare delle frizioni interne alla consorteria è alla base della adozione della misura del fermo.
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