Guardie mediche, sindaci del Vibonese in rivolta: "Traditi e presi in giro dal commissario dell'Asp"
Rabbia tra i primi cittadini dopo l’attivazione del piano di tagli, gli amministratori denunciano il raggiro: "Delibera operativa a nostra insaputa"
La tregua tra i territori e l'Azienda Sanitaria Provinciale è durata appena il tempo di una conferenza. I sindaci della provincia di Vibo Valentia sono in aperta rivolta contro il neo commissario dell'Asp, Angelo Vittorio Sestito, accusato di aver inscenato un dialogo di facciata mentre i tagli alla sanità di prossimità diventavano realtà.
Nell'ultimo incontro ufficiale, il Commissario aveva rassicurato i primi cittadini garantendo che nessuna postazione sarebbe stata soppressa senza un confronto tecnico preventivo. Era stata promessa la creazione di un comitato ristretto per analizzare le criticità della viabilità e i reali bisogni delle aree montane, congelando di fatto la contestata delibera 176.
Invece, il "dietrofront" è stato immediato: il Distretto Sanitario ha inviato ai medici le disposizioni operative che applicano senza modifiche il piano di riorganizzazione. Una mossa che i sindaci interpretano come un vero e proprio tradimento istituzionale.
Il passaggio dalle parole ai fatti segna un indebolimento drastico dell’offerta sanitaria: postazioni accorpate, con diverse sedi di continuità assistenziale cessano la loro attività ordinaria, servizi a singhiozzo, con le comunità dell'entroterra avranno presidi medici solo a giorni alterni, e con il timore che la chiusura delle guardie mediche spinga l'utenza verso il pronto soccorso di Vibo Valentia, già in gravissima sofferenza.
La reazione degli amministratori è durissima. Molti sottolineano come sia inaccettabile che un provvedimento "calato dall'alto" smentisca gli impegni presi davanti ai rappresentanti del popolo e ai sindacati. Sentendosi raggirati, i sindaci hanno già annunciato che la battaglia si sposterà sul piano legale: è attualmente in fase di valutazione il ricorso al TAR per impugnare la delibera 176 e bloccare un provvedimento giudicato illegittimo e dannoso per la salute pubblica. La diplomazia ha ceduto il passo allo scontro frontale, con la promessa di nuove e plateali forme di protesta.
