«Vendetta? Non esiste»: il boss di 'ndrangheta rompe il silenzio e minimizza l’omicidio del cugino (NOMI-VIDEO)
L’ex latitante storico interviene sull’omicidio del parente e sulle dinamiche attuali
Gregorio Bellocco, figura storica della criminalità organizzata calabrese e co-fondatore della Sacra Corona Unita negli anni ’80, torna a parlare in un’intervista rilasciata al giornalista Klaus Davi (https://youtu.be/_ONwMZ0xwH0). Il boss, inserito in passato tra i trenta latitanti più pericolosi d’Italia e indicato nelle carte giudiziarie come vertice assoluto della cosca di Rosarno, ha voluto sgomberare il campo da ogni ipotesi di ritorsione legata alla cruenta morte del cugino Antonio, avvenuta a Milano nel settembre 2024 per mano dell’ex capoultrà interista Andrea Beretta. “Ma quale vendetta? ma non esiste”, ha affermato categoricamente Bellocco, liquidando le speculazioni su una possibile reazione della famiglia. Quando incalzato dal giornalista sul futuro rapporto tra il clan e l’omicida, Bellocco ha aggiunto: “Che cosa deve succedere”. Riguardo alla perdita del familiare, il boss ha brevemente commentato: “Certo ci è dispiaciuto ma ormai…”.
Gregorio Bellocco, classe 1955, noto negli ambienti criminali come ‘u Lupu’ o ‘testazza’, vanta una carriera criminale che ha segnato la storia della ‘ndrangheta. Latitante per undici anni a partire dal 1994, la sua cattura avvenne solo nel 2005, quando i carabinieri furono costretti a utilizzare l’esplosivo per penetrare nel bunker sotterraneo dove si era rifugiato. Dopo la scarcerazione avvenuta nel giugno 2025, è attualmente sottoposto a sorveglianza speciale. Durante l’intervista, Bellocco ha evitato di entrare nel merito delle dinamiche attuali della cosca e del presunto ruolo di vertice attribuito a Domenico Bellocco, detto ‘Micu u curtu’, liquidando l’argomento con un secco “Lasciamo perdere… Ma non esiste”. Infine, ha accennato alle sue precarie condizioni fisiche: “Sono stato operato. Adesso sono un po’ acciaccato. Sto bene? All’apparenza…”.
Oltre al peso criminale, Gregorio Bellocco è noto alle cronache come il cosiddetto “sommo poeta” della ‘ndrangheta. Nel corso dei suoi lunghi anni di latitanza, Bellocco ha composto numerose poesie e canzoni, tra cui brani dal titolo “Penzeri i nu latitanti” e “Bunker”. Il suo personaggio ha inoltre ispirato l’intera produzione musicale criminale: al momento del suo arresto, avvenuto il 16 febbraio 2005, la scena locale gli dedicò il brano “U 16 febbraio”, contenuto nel cd intitolato “Pensieri di un latitante”. L’incontro con Klaus Davi si inserisce nell’ambito di un’inchiesta giornalistica più ampia dedicata alle infiltrazioni della criminalità nelle tifoserie organizzate di Inter e Milan, nota come l’inchiesta “Doppia Curva”.
