Processo “Insomnia” a Vibo Valentia: condannato a 4 anni Domenico Moscato
Ritenuto responsabile di usura ai danni dell’imprenditore vibonese Giuseppe Sergio Baroni, titolare in passato di due attività commerciali e finito sotto strozzo
Quattro anni di reclusione e 10 mila euro di multa per Domenico Moscato, 57 anni, di Vibo Valentia, ritenuto responsabile del reato di usura ai danni di Giuseppe Sergio Baroni, titolare in passato di due attività commerciali a Vibo nel campo dei gioielli e dell’abbigliamento. Questa la sentenza del Tribunale collegiale di Vibo Valentia, presieduto dal giudice Lucia Monaco, che ha escluso le aggravanti mafiose nel reato di usura ed ha assolto l'imputato da un capo d'imputazione. L'accusa, sostenuta in aula dal pm della Dda di Catanzaro Camillo Falvo, al termine della requisitoria, aveva chiesto 6 anni di reclusione per i tre capi di imputazione, con l'aggravante delle modalità mafiose. L'imputato, difeso dall'avvocato Marco Talarico, è stato altresì condannato al pagamento delle spese processuali ed a quelle di mantenimento custodiale, ed è stato interdetto dai pubblici uffici per la durata di cinque anni. Domenico Moscato è stato infine condannato al risarcimento, in favore delle parti civili, dei dannii materiali e morali da liquidarsi in un separato giudizio civile e alla rifusione delle spese processuali liquidate per ciascuna parte civile in 6 mila euro.

Nel corso della requisitoria, il pm aveva ricostruito le varie fasi dell’attività investigativa ed i riscontri emersi anche attraverso la deposizione di Raffaele Moscato, il nuovo collaboratore di giustizia vibonese che è nipote dell’imputato oggi condannato (LEGGI QUI: Processo “Insomnia” a Vibo: il pentito Raffaele Moscato accusa anche lo zio).
L’attività usuraria sarebbe stata messa da anni in piedi da Domenico Moscato. Nel suo tabacchino, ubicato nel quartiere “Cancello Rosso” di Vibo, nel corso delle perquisizioni i carabinieri hanno trovato quello che poi il gip nell’ordinanza di custodia cautelare ha definito come un “vero e proprio archivio dell’usura“, con assegni, scritture contabili ed appunti. Secondo gli investigatori, l’attività commerciale sarebbe stata meta continua di persone pronte a chiedere prestiti a tassi usurari. Domenico Moscato avrebbe spinto l’imprenditore vibonese Baroni in una “morsa usuraria che ha distrutto la sua attività lavorativa e ne ha annientato la dignità personale, incidendo - aveva rimarcato il gip - in modo pesante pure sulla sua vita familiare”. Il timore della vittima sarebbe derivato pure dalla presunta vicinanza di Domenico Moscato a Vincenzo Barba, detto “Il Musichiere”, capo dell’omonimo clan federato ai Lo Bianco e da un anno libero dopo condanne definitive per associazione mafiosa (processo “Nuova Alba” ) ed usura ai danni del testimone di giustizia Nello Ruello (operazione “Flash”). Le aggravanti mafiose nel reato di usura, contestate a Domenico Moscato, sono però cadute dinanzi al Tribunale. (g.b.)
