Il gup distrettuale di Catanzaro ha fissato per il prossimo 4 marzo alle ore 9.30 l'udienza preliminare nel corso della quale verranno discusse le richieste di rinvio a giudizio formulate dal sostituto procuratore antimafia Annamaria Frustaci nell'ambito dell'inchiesta "Miletos" che ha fatto luce sugli omicidi di Giuseppe Mesiano e Antonio Angelo Corigliano avvenuti tra i luglio e l'agosto di cinque anni fa, l'uno in risposta dell'altra. Una vera e propria faida che ha insanguinato Mileto.

Verso il processo. La Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro guidata dal procuratore capo Nicola Gratteri, dopo aver chiuso l'inchiesta con la notifica dell'avviso di conclusione indagini, ha ufficialmente chiesto sei rinvii a giudizio. Rischiano di finire a processo Giuseppe Corigliano, 81 anni di Mileto; Gaetano Elia, 52 anni di Mileto; Rocco Iannello, 44 anni di San Giovanni di Mileto; Francesco Mesiano, detto Franco, 46 anni di Mileto; Giuseppe Ventrice, 42 anni di San Costantino Calabro; Vincenzo Corso, detto "Enzo" 45 anni di Mileto. Rispetto all'avviso di conclusione indagini risultano al momento stralciate in attesa di essere definite le posizioni di altri tre indagati. Si tratta di Domenico Iannello, Salvatore e Pasquale Pititto, gli ultimi due già detenuti per altra causa. I loro nomi non compaiono infatti nel decreto di fissazione dell'udienza preliminare.

L’inchiesta. Francesco Mesiano deve rispondere di estorsione, in quanto, unitamente a Giuseppe Mesiano (poi assassinato), nel prospettare a Giuseppe Antonio Corigliano il danneggiamento o l’incendio del supermercato a Santa Domenica di Ricadi, avrebbe costretto quest’ultimo a pagare a titolo di tangente per la mancata vendita del pane da parte del panificio “F.lli Mesiano” e quale condizione per il sereno svolgimento della propria attività, una somma imprecisata di denaro. Sempre Mesiano, ma con Rocco Iannello, sono accusati, il primo in qualità di mandante, il secondo quale esecutore, di aver dato fuoco al portone dell’abitazione della famiglia Corigliano la quale si era opposta alle richieste estorsive. Giuseppe Corigliano è poi accusato di omicidio commesso in concorso con il defunto figlio Angelo Antonio ai danni di Giuseppe Mesiano, avvenuto la sera del 17 luglio del 2013 a Mileto. Un delitto ritenuto premeditato in quanto fu in risposta all’incendio del portone. Giuseppe Ventrice e Gaetano Elia, sono chiamati a rispondere di favoreggiamento personale poiché, dopo l’uccisione di Mesiano, avrebbero aiutato gli autori del fatto ad eludere le investigazioni, asportando le registrazioni contenute nel Dvr dell’impianto di videosorveglianza ubicato presso l’esercizio commerciale sito a Mileto.

La rappresaglia. All’uccisione di Mesiano seguì, per rappresaglia, quella di Angelo Antonio Corigliano, avvenuto il 19 agosto successivo, e per la quale sono accusati Vincenzo Corso, Gaetano Elia, Domenico Iannello, Francesco Mesiano, Salvatore e Pasquale Pititto nonché Giuseppe Ventrice: Mesiano in qualità di mandante, Pasquale Pititto quale organizzatore delle fasi preliminari ed esecutive delle azioni di fuoco, Salvatore Pititto e Iannello, quali esecutori materiali; Corso, quale braccio destro di Mesiano e referente del sodalizio Prostamo-Pititto, sarebbe stato incaricato di presidiare i luoghi prescelti per la consumazione dell’agguato nonché di monitorare la vittima. L’omicidio di Corigliano avvenne su corso Vittorio Emanuele III, sempre a Mileto, nei pressi del bar “Blue moon” dove la vittima, che si trovava in auto, fu attinta dai colpi di pistola alla testa e all’addome. Tutti i reati, ad eccezione del favoreggiamento, sono aggravati dalle modalità mafiose.

Nel collegio difensivo saranno impegnati gli avvocati Giuseppe Di Renzo, Aldo Currà, Francesco Muzzopappa, Francesco Iannello, Mario Santambrogio, Francesco Calabrese, Michelangelo Miceli, Giancarlo Pittelli, Salvatore Staiano e Gianfranco Giunta.

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