È il giorno dell'attesa. Domani, 11 giugno, il Consiglio di Stato sarà chiamato a pronunciarsi su uno dei contenziosi elettorali più rilevanti della recente storia politica calabrese. Una decisione che potrebbe modificare la composizione del Consiglio regionale e incidere direttamente sul destino di alcuni dei protagonisti dell'attuale legislatura.

Al centro della vicenda c'è la soglia di sbarramento del 4% attribuita alla lista Noi Moderati alle elezioni regionali del 2025. Una questione apparentemente tecnica che, in realtà, potrebbe produrre effetti politici di vasta portata.

Tra coloro che attendono con maggiore attenzione la sentenza c'è certamente Vito Pitaro, consigliere regionale eletto con Noi Moderati e tra i più votati della circoscrizione Centro. Il suo seggio è infatti uno di quelli che potrebbero essere messi in discussione qualora il Consiglio di Stato dovesse accogliere il ricorso e stabilire che la percentuale della lista debba essere calcolata includendo anche i voti assegnati esclusivamente al candidato presidente.

In tale scenario, Noi Moderati verrebbe esclusa dalla ripartizione dei seggi e Pitaro rischierebbe di lasciare l'Aula di Palazzo Campanella, nonostante il significativo consenso personale ottenuto alle urne.

Grande attenzione anche per Michele Comito, esponente della lista Occhiuto Presidente e tra i ricorrenti che hanno contestato il risultato elettorale. Secondo le simulazioni elaborate sulla base della possibile redistribuzione dei seggi, sarebbe proprio Comito uno dei principali beneficiari dell'eventuale accoglimento del ricorso, conquistando un posto in Consiglio regionale.

Accanto a lui figura Francesco De Nisi, altro protagonista della vicenda giudiziaria. Pur non rientrando tra coloro che, secondo i conteggi finora elaborati, otterrebbero direttamente un seggio dalla ridistribuzione, De Nisi è stato tra i promotori dell'azione legale che ha portato la questione fino a Palazzo Spada. La sua iniziativa ha contribuito ad aprire un confronto destinato a fare giurisprudenza sul sistema elettorale regionale e sull'interpretazione dei voti validi ai fini del raggiungimento della soglia di sbarramento.

La decisione attesa domani non riguarderà soltanto i nomi dei consiglieri regionali. Il pronunciamento dei giudici amministrativi potrebbe infatti stabilire un principio destinato a incidere sulle future competizioni elettorali calabresi, chiarendo definitivamente se nel calcolo delle soglie di accesso debbano essere inclusi anche i voti attribuiti esclusivamente al candidato presidente.

Qualunque sarà l'esito, la sentenza è destinata ad avere ripercussioni politiche significative. Da una parte la conferma dell'attuale assetto dell'Assemblea regionale; dall'altra un possibile riassetto degli equilibri interni alla maggioranza di centrodestra e alla stessa rappresentanza territoriale in Consiglio.

A distanza di oltre otto mesi dalle elezioni regionali, il futuro di alcuni seggi continua dunque a dipendere da appena 253 voti. Numeri che, ancora una volta, dimostrano come nelle competizioni elettorali ogni preferenza possa risultare decisiva.