Il boss di  Monasterace sarebbe stato soffocato su ordine del fratello che, scontata una lunga pena detentiva, lo avrebbe fatto eliminare temendo di perdere la leadership

Associazione di tipo mafioso, omicidio, danneggiamento, rapina, estorsione, detenzione e porto illegale di armi; detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Queste le accuse mosse, a vario titolo, a carico delle 14 persone arrestate nell'ambito dell'operazione "Confine 2" (9 in carcere e 5 ai domiciliari), coordinata dalla Procura distrettuale di Reggio Calabria ed eseguita dai carabinieri nei confronti della cosca Ruga di Monasterace.

"Monasterace e l'anti-Stato". La cosca avrebbe sottoposto il piccolo paese del basso jonio reggino al giogo di un "antistato", così come lo definisce il gip nell'ordinanza, tanto che i cittadini preferivano rivolgersi alla cosca e non alle istituzioni se avevano un problema. I dettagli sono stati illustrati stamani nel corso di una conferenza stampa alla presenza del procuratore capo, Federico Cafiero De Raho e del nuovo comandante provinciale, colonnello Giancarlo Scafuri.

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L'omicidio di Andrea Ruga. Il primo troncone di indagini prese avvio nel 2009, dopo un agguato di tipo mafioso avvenuto a Riace, dove alcuni sicari eliminarono Damiano Vallelunga, considerato capo indiscusso della “cosca dei Viperai” (assassinato a colpi di fucile). Invece, il secondo capitolo dell’operazione "Confine" va ritagliato tra gli anni 2011 e 2015: i provvedimenti eseguiti oggi infatti sono figli di quelle indagini condotte dai carabinieri, riavviate a seguito del brutale assassinio di Andrea Ruga, avvenuto nel gennaio 2011 a Monasterace, delitto inquadrato sin da subito dagli investigatori dell’Arma come un regolamento interno alla cosca. Infatti a volere la morte del più giovane boss sarebbe stato proprio il fratello maggiore Cosimo Giuseppe, il quale, una volta terminata la lunga detenzione e tornato in libertà aveva ripreso a pieno titolo le redini della cosca, decidendo quindi di eliminare il fratello, Andrea, che durante i quasi 20 anni di carcerazione del boss aveva assunto il comando della ‘ndrina.

Ruga Giuseppe Cosimo

Il profilo di Cosimo Giuseppe Ruga. Arrestato già nel 1984 per porto illegale di armi e tentato omicidio aggravato e poi scarcerato il 22 ottobre 2010, Giuseppe Cosimo Ruga appena uscito di cella aveva subito ripreso a pieno titolo le redini della cosca, decidendo quindi di eliminare Andrea, che durante la sua carcerazione aveva assunto il comando della locale di ‘ndrangheta. Tra fratelli vi erano forti divergenze circa le modalità di gestione degli affari illeciti della cosca, ma non c'era solo questo: Andrea era visto da Giuseppe Cosimo in ogni caso come un antagonista, un rivale da eliminare perché ritenuto dal fratello maggiore capace di minarne il potere mafioso e quindi la leadership. Il ruolo di vertice di Giuseppe Cosimo Ruga, particolarmente feroce e spietato, era riconosciuto anche da comuni cittadini, tanto che durante le indagini è emerso che spesso la popolazione avendo un problema da risolvere preferiva rivolgersi al boss piuttosto che alle istituzioni preposte.

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Il pestaggio. Gli inquirenti, a conferma del potere del clan, hanno ricostruito la vicenda di una donna che chiese aiuto a Giuseppe Cosimo Ruga per problemi di natura sentimentale con l'ex compagno di nazionalità rumena, il quale poco dopo rimase vittima di un violento pestaggio. Ma anche quella di un meccanico, aggredito nella sua officina da tre uomini per non avere soccorso un uomo rimasto per strada con l'auto in panne.