Maxi blitz antimafia: raffica di arresti (NOMI)
Indagine della Dda ricostruisce nuovi assetti criminali tra affari e controllo
Due storici esponenti di Cosa nostra palermitana, Stefano Fidanzati e Raffaele Galatolo, sono tornati in carcere nell'ambito di una maxi operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo che ha ricostruito i nuovi assetti criminali nei quartieri Arenella e Acquasanta. L'indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Vito Di Giorgio e sfociata in un'ordinanza firmata dal gip Walter Turturici, coinvolge complessivamente 45 indagati.
Per otto persone è stata disposta la custodia cautelare in carcere, mentre altre cinque sono finite agli arresti domiciliari. Tra i destinatari delle misure più severe figurano, oltre a Fidanzati e Galatolo, anche Benedetto Marciante, Paolo Manno, Davide Matassa e altri esponenti ritenuti vicini alle due storiche famiglie mafiose.
Secondo gli investigatori del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza, il lungo periodo trascorso in carcere non avrebbe interrotto il ruolo dei due boss all'interno dell'organizzazione. Galatolo, oggi 76enne, sarebbe tornato a esercitare funzioni di vertice nella famiglia dell'Acquasanta, gestendo attività economiche, rapporti con altri clan, traffici di droga e raccolta abusiva di scommesse. Fidanzati, 78 anni, sarebbe invece rimasto il principale punto di riferimento mafioso nel territorio dell'Arenella, riconosciuto come interlocutore autorevole per autorizzazioni e controversie interne.
Le accuse contestate a vario titolo comprendono associazione mafiosa, favoreggiamento, bancarotta fraudolenta, riciclaggio, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori ed esercizio abusivo dell'attività di scommesse. Secondo la Dda, i due storici boss avrebbero inoltre mantenuto rapporti diretti e riservati per la gestione di questioni interne a Cosa nostra e per il controllo degli interessi criminali nei rispettivi territori
