Blitz anticrimine nel Vibonese: sorveglianza speciale per i boss Macrì e Pardea. Dal Viminale: «Misura decisiva»
«Evitato il ripristino di dinamiche mafiose sul territorio». Il sottosegretario all'Interno Ferro plaude al provvedimento nei confronti dei due esponenti di spicco di "Rinascita Scott", scarcerati dopo la Cassazione

Il Viminale accende i riflettori sulla complessa geografia criminale della provincia vibonese, blindando due dei profili più discussi e monitorati delle consorterie locali. Il Tribunale di Vibo Valentia ha infatti disposto l'applicazione della misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nei confronti di Mommo Macrì e Domenico Pardea.
Si tratta di due figure centrali e di primissimo piano nel panorama della ’ndrangheta calabrese, già imputati di spicco nel maxiprocesso "Rinascita Scott", sottoposti al regime detentivo del carcere duro (41-bis) e gravati da accuse pesantissime.
Il provvedimento restrittivo giunge in un momento di particolare delicatezza. I due erano stati recentemente scarcerati a seguito di una pronuncia della Corte di Cassazione, un evento che aveva immediatamente innalzato il livello di allerta da parte del Governo nazionale, della Prefettura e di tutte le Forze dell'ordine per il concreto rischio di una loro riattivazione sul territorio.
Sulla vicenda è intervenuta direttamente il sottosegretario all'Interno, Wanda Ferro, che ha sottolineato la portata strategica della decisione giudiziaria: "La decisione del Tribunale di Vibo Valentia rappresenta un provvedimento di grande importanza nell'azione di contrasto alla 'ndrangheta. È il frutto del lavoro puntuale e rigoroso della Divisione Anticrimine della Questura di Vibo Valentia, che ha promosso una misura fondamentale per impedire il ripristino di relazioni, contatti e dinamiche criminali sul territorio".
La reazione dello Stato, coordinata tra magistratura e uffici di Polizia, mira a disinnescare sul nascere il potenziale di pericolosità sociale dei due soggetti, considerati capaci di riallacciare immediatamente i fili con i clan di appartenenza.
L’attivazione dell’obbligo di soggiorno e della sorveglianza speciale si inserisce in quella strategia di "contenimento preventivo" che il Ministero dell'Interno considera cruciale nella lotta alla criminalità organizzata. "Le misure di prevenzione" – ha concluso il sottosegretario Ferro – "hanno infatti un valore decisivo nel contrasto alle organizzazioni mafiose e nella fondamentale tutela della sicurezza dei cittadini". Un segnale di forte presenza istituzionale in un'area ad altissima densità mafiosa.
