Da sinistra Francesco Antonio Pardea e Mommo Macrì
Da sinistra Francesco Antonio Pardea e Mommo Macrì

Il Viminale accende i riflettori sulla complessa geografia criminale della provincia vibonese, blindando due dei profili più discussi e monitorati delle consorterie locali. Il Tribunale di Vibo Valentia ha infatti disposto l'applicazione della misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nei confronti di Mommo Macrì e Domenico Pardea.

Si tratta di due figure centrali e di primissimo piano nel panorama della ’ndrangheta calabrese, già imputati di spicco nel maxiprocesso "Rinascita Scott", sottoposti al regime detentivo del carcere duro (41-bis) e gravati da accuse pesantissime.

Il provvedimento restrittivo giunge in un momento di particolare delicatezza. I due erano stati recentemente scarcerati a seguito di una pronuncia della Corte di Cassazione, un evento che aveva immediatamente innalzato il livello di allerta da parte del Governo nazionale, della Prefettura e di tutte le Forze dell'ordine per il concreto rischio di una loro riattivazione sul territorio.

Sulla vicenda è intervenuta direttamente il sottosegretario all'Interno, Wanda Ferro, che ha sottolineato la portata strategica della decisione giudiziaria: "La decisione del Tribunale di Vibo Valentia rappresenta un provvedimento di grande importanza nell'azione di contrasto alla 'ndrangheta. È il frutto del lavoro puntuale e rigoroso della Divisione Anticrimine della Questura di Vibo Valentia, che ha promosso una misura fondamentale per impedire il ripristino di relazioni, contatti e dinamiche criminali sul territorio".

La reazione dello Stato, coordinata tra magistratura e uffici di Polizia, mira a disinnescare sul nascere il potenziale di pericolosità sociale dei due soggetti, considerati capaci di riallacciare immediatamente i fili con i clan di appartenenza.

L’attivazione dell’obbligo di soggiorno e della sorveglianza speciale si inserisce in quella strategia di "contenimento preventivo" che il Ministero dell'Interno considera cruciale nella lotta alla criminalità organizzata. "Le misure di prevenzione" – ha concluso il sottosegretario Ferro – "hanno infatti un valore decisivo nel contrasto alle organizzazioni mafiose e nella fondamentale tutela della sicurezza dei cittadini". Un segnale di forte presenza istituzionale in un'area ad altissima densità mafiosa.